Come un Buon Padre – Capitolo 6

di: Emanuele Pizzatti

L’ Eutanasia – il fine vita

Immediatamente dopo il nazismo ci si è resi conto del pericolo determinato dal male quando riesce a rendersi banale entrando nella normalità della vita di molti. Lo testimoniava con forza Hannah Arendt, filosofa tedesca che dopo aver assistito al processo del nazista Adolf Eichmann, scrisse in un libro le domande che nessuno sembrava volersi porre e le risposte che nella loro concreta verità erano scomode e inaccettabili per molti. Trattava del male nella peggior forma assunta nel secolo passato e della naturalezza con cui molte persone “normali” lo avevano compiuto.

Ha scritto: “il fenomeno che ho chiamato LA BANALITA’ DEL MALE è un male che viene commesso da uomini e donne senza movente, senza alcuna crudeltà, senza menti diaboliche, perciò da esseri umani che si rifiutano principalmente di essere persone”.

Abbiamo seguito tutti le terribili notizie su Alfie Evans, piccolo bimbo inglese che essendosi affidato alle cure di un ospedale del suo paese ne è divenuto prigioniero e non è riuscito più in alcun modo a sottrarsi all’imposizione di sopprimerlo essendo ritenuta inutile la sua vita (gli stessi termini utilizzati dai nazisti per giustificare l’uccisione di innumerevoli esseri umani). Due ospedali Italiani si sono dichiarati disponibili ad accoglierlo e accompagnarlo verso le migliori cure possibili senza preoccuparsi troppo della durata residua della sua vita. L’ospedale/prigione inglese avrebbe dovuto quindi solo lasciarlo andare dove volevano i suoi genitori, senza nemmeno ripagargli le spese, ma non sopportano che siano lasciati liberi di decidere.

La legge giudica i genitori troppo giovani ed emotivi, non in grado quindi di prendere le migliori decisioni per il loro bimbo, come se decidere di fermare l’apparecchio che lo aiuta a respirare fosse una normale decisione che un padre può prendere. Come se fermare la vita di un nostro figlio, dopo averla giudicata inutile, fosse normale.

Come era normale eliminare la vita di un giudeo, giudicata inutile e dannosa.

Solerti governanti preoccupati del bene della loro nazione, hanno scritto questa lettera a due giovani genitori: “Dobbiamo comunicarvi che il bambino è morto il giorno 22 gennaio 1943 per infiammazione delle vie respiratorie. Egli non aveva fatto alcun tipo di progresso durante il suo soggiorno qui. Il bambino non sarebbe certamente mai diventato utile alla società ed avrebbe anzi avuto bisogno di cure per tutta la vita. Siate confortati dal fatto che il vostro bambino ha avuto una dolce morte”. Lettera firmata dallo psichiatra nazista Ernst Illing ai genitori di uno dei tanti bambini assassinati sulla base del programma svolto dai reparti speciali infantili.

Dopo qualche anno di terribili lotte armate noi siamo stati liberati da quegli atroci governanti, che aspiravano al dominio di larga parte del mondo, per questo festeggiamo il 25 aprile di ogni anno. Ma sono stati soltanto tolti di mezzo i governanti di quel momento, non sono riusciti a liberarci da quel tipo di uomini per sempre e ancora oggi ci stiamo dirigendo verso drammatici errori che hanno la stessa radice.

Era un’epoca in cui i giudici firmavano sentenze di morte e le polizie le eseguivano. Epoca in cui lo stato decideva se avevi il diritto di vivere oppure no, ecco perché dopo la liberazione noi italiani abbiamo creato una delle migliori costituzioni del mondo, che assegna allo stato il compito di tutelare la vita e gli toglie la facoltà di educare i giovani e di imporre culture e ideologie, lasciandole in carico alle famiglie che si erano dimostrate la ragione della salvezza della nazione.

Ci si accorge facilmente che i giovani studenti oggi ben poco sanno di questa importante festa nazionale, molto aldilà della retorica partigiana, fino a sembrare che siano poco attenti a cosa accade attorno a loro. Ma due giovanissimi genitori, Tom e Kate Evans appena ventenni, si trovano ad essere strumenti di un’azione che si è rivelata di portata mondiale e di chiara provenienza soprannaturale.

Di tante nazioni che circondano la Gran Bretagna nessuna, dico nessuna, è intervenuta. Solo l’Italia e il Vaticano. E tutto questo è accaduto grazie ad un piccolo esercito di bravi cristiani e ad una giornalista coraggiosa, determinata e bravissima, che peraltro ho l’onore di conoscere personalmente. Da questa nazione e da questo popolo sembra possa nuovamente accendersi il faro che illuminerà il futuro dell’unione europea.

Comunque due ospedali italiani hanno dato la loro disponibilità tecnica ed economica a prendersi cura del bimbo ed infine anche qualche governante italiano ha cercato di agire come si deve. Due solo ospedali in tutta Europa. Una sola giornalista. Per tentare di togliere quel bimbo dalla condizione di carcerato ospedaliero che lo rendeva ostaggio della folle determinazione a vederlo morire ad ogni costo.

Hanno lavorato in molti per ricondurre i cristiani nelle catacombe, poi ecco che un fatto, di certo non unico né isolato, emerge su tutti e coinvolge rimettendo in moto i neuroni che si erano accomodati nelle relative agiatezze di quest’epoca, riproponendo le antiche domande che ritrovano le risposte di sempre. Ecco che tante persone riscoprono la voglia di vivere davvero, pienamente, la loro perduta cristianità.

Sia chiaro che Alfie Evans non è stato sottoposto a cure terapeutiche ossessive ma è stato solo nutrito, idratato e ossigenato. Sia chiaro che i suoi genitori e solo loro possono decidere per lui ed è folle e pericolosissimo che lo facciano al loro posto dei giudici e dei medici. Sia chiaro che impedire loro di cambiare ospedale e luogo di cura, a loro spese peraltro, con la forza di oltre trenta poliziotti è un’azione degna del peggior stato di questo mondo. E sia anche chiaro, infine, che tutto questo accade in Europa con il silenzio-assenso di tutte le nazioni europee.

Certo chiunque può decidere di sospendere le cure mediche (terapie, non alimentazione) che gli vengono proposte, ma solo per sé stesso. E non mai le cure della persona, le attenzioni e la vicinanza dei parenti, l’alimentazione minima. Soprattutto se la sua malattia è senza speranza e la fase terminale della sua vita risulta dolorosa tale scelta è comprensibile a chiunque. Ma non accadrà mai che quella persona decida di sospendere le cure personali di chi lo accudisce, lo lava, lo nutre, lo idrata e ossigena. Né nessuno dovrà mai poter imporre tale eventuale crudeltà. Nessuno dovrà poter mai decidere per mio conto che la mia vita è a quel punto inutile e così impormi una morte determinata dalla sospensione delle basi della vita, il respiro e l’alimentazione.

All’ingresso delle catacombe dove vorrebbero relegarci oggi si dovrebbe scrivere “un manipolo di esagitati ultra cattolici” che vogliono imporre la cultura della sofferenza ad ogni costo rifiutando la più moderna cultura della dignità della vita che spegne tutte le vite giudicate non dignitose.

Sarà che ogni tipo di relazione affettiva per molti deve essere famiglia, ma oggi i componenti di una vera famiglia, un papà e una mamma, hanno abbandonato ogni loro interesse, lavoro carriera, amici, per seguire con incredibile sforzo ed eroismo il loro piccolo bambino fino a che avrà vita sulla terra, contro tutto e tutti.

Hanno provocato le ire di mezzo mondo, ma hanno risvegliato l’altro mezzo.

Grazie Tomas, grazie Kate, all’avanzare della cultura della morte e del denaro risponderemo tornando a vivere con pienezza e coraggio la nostro cristianità, come avete fatto voi, con la semplicità e la fermezza dei vostri eroici esempi.

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