COVID: esperienza e considerazioni di un padre di famiglia numerosa.

L’intera famiglia numerosa in quarantena, classi scolastiche bloccate, attività lavorative in difficoltà. Lunghissimi tempi per ottenere il tampone e scoprire che sei positivo. E poi la difficoltà delle cure, l’isolamento in casa, il reperire medicine e beni di necessità.

Non credo di essermi infettato in nessuna delle occasioni oggetto dei decreti, che del resto proprio non frequento. Almeno con me questi dpcm non avrebbero avuto alcun effetto. Ma anche il recente contagio all’interno della Scala di Milano, piuttosto che nei centri per anziani, prova tutto il contrario.

Ho piuttosto provato personalmente una mancanza che reputo grave e davvero mal governata da tutti, a partire dalla Regione in cui vivo, la Lombardia. Probabilmente questa mancanza è ancora più accentuata in tutte le altre regioni, tranne forse il solo Veneto.

Una volta che vieni contagiato, o che qualcuno dei tuoi familiari si trova ad esserlo, attendi di capire i sintomi per valutare con l’aiuto del tuo medico se rischi di essere ammalato di Covid. A quel punto se i sintomi sono abbastanza seri, ad esempio oltre alla febbre hai tosse insistente e anomala, dovresti semplicemente approfondire le analisi con una lastra oppure una tac o una eco toracica. Se impossibile non rimane altro che passare alla cura preventiva, con il rischio che sia inutile o eccessiva certo ma con la consapevolezza che non è proprio possibile limitarsi ad attendere il peggioramento e il successivo ricovero.

Questa è la fase più trascurata. I medici non vengono a visitarti e non possono prescriverti un esame di approfondimento. Io mi sono procurato e pagato una tac toracica dalla quale si è subito e molto chiaramente visto lo stato dei polmoni. Privatamente e probabilmente contravvenendo a qualche regola. Da qui abbiamo avviato le cure preventive del caso, ascoltando i consigli dei medici Asl e di famiglia ma anche di medici amici coraggiosi e meno legati ai protocolli vari. Grazie alle cure forti e immediate il danno è stato contenuto e i risultati positivi si stanno vedendo chiaramente. Tutto da casa, senza ricovero. E con buone speranze di rapido miglioramento. Con beneficio anche delle istituzioni sanitarie.

Dopo diversi giorni di sintomi sempre più chiari, con l’intera famiglia sempre bloccata in tutto, mi sono recato al pronto soccorso, su invito del mio medico, proprio perché i sintomi erano chiari e occorreva un approfondimento. Mi sono sentito dire che la saturazione dell’ossigeno era ancora buona e nessun altro esame poteva essermi effettuato in assenza di ricovero. E siccome non vedevano la necessità del ricovero mi hanno rimandato a casa senza alcuna visita né esame. Né una semplice lastra e nemmeno il tampone. Rientro quindi senza sapere se sono positivo, senza una visita o un esame polmonare. In attesa di peggiorare prima di poter avviare delle cure. Prenda della tachipirina per la febbre, questo è quanto mi hanno suggerito. Con tanto di ticket perché secondo loro l’accesso al pronto non era giustificato, non ero ancora abbastanza grave. Per fortuna sono assistito da altri bravi medici e amici, che hanno avuto il coraggio di visitarmi fisicamente. Per fortuna mi sono fatto privatamente una tac. Per fortuna poi abbiamo avviato tutte le cure del caso. Per fortuna e non per competenza delle istituzioni sanitarie e nemmeno per l’attenzione del medico al pronto.

Caro ospedale, caro dottorino che mi hai chiesto “chi l’ha mandata in pronto?”, che sei rimasto a distanza di sicurezza da me e hai rispettato tutti i protocolli del caso, che probabilmente invitano a non effettuare nessun approfondimento se non davanti ad una certa gravità: sappiate che io ho evitato un inutile e costoso ricovero, magari anche in intensiva. Ma sappiate anche che voi non avete fatto proprio nulla per evitarlo e la mia tac prova che sarei finito nel giro di poco tempo in serio peggioramento, senza dubbio.

Perché mai i medici di famiglia o quelli che si recano a casa per segnalazione da sospetto Covid non possono utilizzare strumenti diagnostici di analisi toracica? Perché non vengono avviati protocolli medici preventivi più coraggiosi, in fondo si tratta di Eparina, cortisonici e antibiotici. Forse anche Clorochina, secondo molti medici. Tutti medicinali facilmente controllabili nei loro effetti. Perché non si fa di tutto in questa seconda fase, cioè quella in cui esistono sintomi chiari e il tampone può collegarli al virus, per evitare ad ogni costo il peggioramento imminente e probabile?

Per quale accidenti di motivo non vengono curate immediatamente le persone, al primo segnale utile, evitando in ogni modo che possano peggiorare? Solo così infatti diminuiremmo immediatamente l’utilizzo delle terapie intensive. Non esiste un protocollo chiaro per medici di base che contempli cure efficaci e preventive per gli effetti di questo virus.

Così non si fa altro che lasciar peggiorare tutti coloro che con un intervento di cura immediato migliorerebbero facilmente. Sembra che l’unica cosa sensata da fare non la si voglia fare per nulla. Cosa farebbe un padre di famiglia davanti ad un figlio molto probabilmente malato, se non accertarsi prima possibile della situazione e curarlo immediatamente fermando la malattia in tempo?

E’ necessaria la prevenzione di base con il distanziamento e le mascherine, certo. Occorre anche migliorare  la capacità di cura nei reparti intensivi degli ospedali. Ma quello che proprio mi pare incomprensibile è l’abbandono in pratica del paziente dalla fase iniziale del contagio e dei primi sintomi fino all’aggravamento. Nessun protocollo di intervento, se non ridicolmente basato sulla sola tachipirina. Nessun protocollo di cura preventiva e diagnosi strumentale. Medici di base abbandonati a sé stessi.

Se la cava colui che ha medici a disposizione, intendo medici liberi da vincoli di protocollo e capaci di decidere. Ecco perché persone ricche vengono immediatamente prese in carico da strutture famose e in pochi giorni migliorano. Se la cava altrettanto colui che ha amici medici che dispensano consigli che vanno ben oltre gli inutili protocolli. Gli altri attenderanno di guarire da soli o semplicemente di peggiorare quanto basta.

Assistiamo quotidianamente ai virologi da vetrina, di cui Burioni rappresenta il peggio ben convinto di essere l’illustre unico rappresentante della voce della verità, a sostegno delle tesi Oms o Aifa che spesso si rivelano assurdamente lontane dalla realtà. Così come assistiamo ad interventi molto più sensati di medici che invece vivono con i pazienti, nelle corsie. Questi sono decisamente inclini a curare presto e bene. Dispensano cocktail di farmaci che funzionano benissimo. Ottengono risultati fantastici. E vengono inevitabilmente ignorati dai responsabili dei piani sanitari. Chi di noi ha la fortuna di conoscere un medico bravo, riesce ad ottenere lo stesso risultato e di medici bravi e coraggiosi ce ne sono tanti, per fortuna. Ma cosa aspettano i vari consiglieri regionali stile Gallera a prendere atto di questo?

Manca quello che è sempre mancato nella nostra gestione pubblica. Magari manca più da una parte che dall’altra, ma nessuno se ne senta esente. Manca la capacità di lavorare per il bene altrui facendo semplicemente quello che farebbe un Buon Padre di Famiglia. Manca la capacità di esserlo, evidentemente. E allora cari politici imparate da questi, assumeteli come validi consiglieri. Con priorità di quelli di famiglia numerosa. Fatevene un comitato tecnico se preferite.

Mesi interi passati su obiettivi risibili, apparentemente folli. Dai monopattini ai bonus per le case. Dalle spese per mascherine fantasma fino ai banchi a rotelle. E poi tempi, sforzi e denari dedicati al tentativo di inserimento furbo delle solite idiozie ideologiche approfittando del momento di generale confusione e preoccupazione. Dal DDL Zan-Scalfarotto-Boldrini alle istanze sullo ius soli nuovamente rimessi in gioco.

L’aver vissuto l’esperienza della malattia provocata da questo virus mi ha convinto che manchi davvero la capacità di pensare al bene di tutti dal punto di vista del buon padre di famiglia. I comitati tecnici e scientifici sono in realtà divisi al loro interno fra visioni completamente diverse e scoordinate, spesso orientati alla necessità politica di dover rimanere supini ad agenzie che in questa faccenda hanno commesso e stanno commettendo gravissimi errori in buona parte mai ammessi né recuperati, cosa che invece avrebbe fatto appunto un semplice buon padre.

I politici nostrani sono troppo occupati dal loro ego, dai fragilissimi equilibri interni di questa strampalata maggioranza oggi così distante dal popolo. Totalmente incapaci al confronto vero con la grande parte di popolazione rappresentata dalle minoranze che suggeriscono cose intelligenti e che devono quindi essere ascoltate con serietà. Volontariamente impediti al dialogo con i rappresentanti della parte produttiva, industriale, commerciale, artigianale e persino agricola da sempre considerati nemici sia dai gialli che dai rossi fortunosamente al potere.

Finora tutto si è orientato al tentativo di regolare la prima fase del contagio, cioè il contatto fra persone. Mascherine, distanziamento, chiusura di ogni possibile attività di contatto. Ogni atto governativo si basa su questo, solo su questo. Non possono far nulla dove davvero ci si incontra come ad esempio nei luoghi dove si fanno acquisti, nei supermercati, nell’arrivo massiccio di stranieri senza controllo, nei trasporti pubblici o semplicemente nei contatti generati da tutte le semplici iniziative che, pur con tutte le precauzioni del caso, fanno parte della vita del paese. Non rimane che prendersela con scuole, palestre, bar e ristoranti. Con ben poche prove che veramente siano queste le fonti del contagio. E cercare di condire tutto questo con un pò di denaro in risarcimento sempre molto parziale.

Permettere al nostro sistema sanitario di intervenire con efficacia, questo doveva essere prioritario. Metterlo in grado di garantire cure adeguate e tempestive a tutti. Di questo e solo di questo si dovevano occupare tutti. Date quindi mandato ai medici di base per avere a disposizione gli strumenti che servono per assistere tornando a visitare, ben protetti, potendo fare accertamenti rapidi, dispensando infine medicinali efficaci e preventivi anche in eccesso data la particolarissima pandemia che stiamo vivendo. Evitate in ogni modo di continuare con questa assurda tendenza alla semplice attesa del peggioramento e del ricovero. Interveniamo ben prima delle terapie intensive, prevenendo e curando con coraggio. Proprio quello che manca più di tutto, temo.

Mi piace infine ricordare questa definizione:

BUONI PADRI E MADRI DI FAMIGLIA. La diligenza del Buon padre e della buona madre di famiglia è espressione  utilizzata per indicare il metro di giudizio, il criterio oggettivo ed astratto per la valutazione di quella diligenza che il codice richiede affinché non sussista colpa, cioè la diligenza media che si può pretendere da un uomo medio e da una donna media.
Il “buon padre di famiglia” , così come “la buona madre” sono coloro che “ci tengono” che sono premurosi, che fanno di tutto pur di realizzare l’interesse dei figli. Il che significa che assumono l’impegno a conseguire, quanto più possibile, il risultato promesso. Che faranno di tutto per soddisfare le esigenze e le richieste dei propri figli. Non gli basta, ad esempio, raggiungere il minimo necessario se possibile ottenere un risultato superiore. Questo a prescindere dalle sue particolari competenze, insomma la diligenza del buon padre e della buona madre di famiglia ritiene irrilevanti le loro eventuali difficoltà individuali.

2 Comments

  1. Grazie Emanuele,  ho letto con piacere e condivido tutto.Auguri di pronta guarigione. AliceInviato da smartphone Samsung Galaxy.

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  2. Caro Emanuele, è probabilmente finita la fase moderata e riflessiva.
    Siamo entrati nel tempio e l’abbiamo trovato pieno di menefreghisti e nostro Signore non ha usato mezzi termini…
    Basta.
    Non si può tirare a campare e a coprire, giustificando sempre tutto e tutti.
    È ora di agire, denunciando igni comportamento che lede la vita e la libertà altrui.

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