il 25 aprile di Alfie, l’inizio di una nuova LIBERAZIONE

alfie 25 aprile

di:  Emanuele Pizzatti

Solerti governanti preoccupati del bene della loro nazione, hanno scritto questa lettera a due giovani genitori: “Dobbiamo comunicarvi che il bambino è morto il giorno 22 gennaio 1943 per infiammazione delle vie respiratorie. Egli non aveva fatto alcun tipo di progresso durante il suo soggiorno qui. Il bambino non sarebbe certamente mai diventato utile alla società ed avrebbe anzi avuto bisogno di cure per tutta la vita. Siate confortati dal fatto che il vostro bambino ha avuto una dolce morte”. Lettera firmata dallo psichiatra nazista Ernst Illing ai genitori di uno dei tanti bambini assassinati sulla base del programma svolto dai reparti speciali infantili.

Dopo qualche anno di aspre e terribili lotte armate noi siamo stati liberati da quei terribili governanti, che aspiravano al dominio di larga parte del mondo, perciò festeggiamo il 25 aprile di ogni anno. Ma ci hanno solo tolto di mezzo i governanti di quel momento, non sono riusciti a liberarci da quel tipo di uomini per sempre e ancora oggi ci stiamo dirigendo verso gli stessi drammatici errori.

Era un’epoca in cui i giudici firmavano sentenze di morte e le polizie le eseguivano. Epoca in cui lo stato decideva se avevi il diritto di vivere oppure no, ecco perché dopo la liberazione noi Italiani abbiamo creato una delle migliori costituzioni del mondo, che assegna allo stato il compito di tutelare la vita e gli toglie la facoltà di educare i giovani e di imporre culture e ideologie, lasciandole in carico alle famiglie che si erano dimostrate la ragione della salvezza della nazione.

Ci si accorge facilmente che i giovani studenti oggi ben poco sanno di questa importante festa nazionale, può sembrare che siano poco attenti a cosa accade attorno a loro. Ma due giovanissimi genitori, Tom e Kate Evans appena ventenni, si trovano ad essere strumenti di un’azione che si sta rivelando di portata mondiale e di chiara provenienza soprannaturale.

Di tante nazioni che circondano la Gran Bretagna nessuna, dico nessuna, è intervenuta se non l’Italia e il Vaticano. E potrete anche non crederci ma vi assicuro che tutto questo è accaduto grazie ad un piccolo esercito di bravi cristiani e ad una giornalista coraggiosa, determinata e bravissima. Da questa nazione e da questo popolo sembra possa nuovamente accendersi il faro che illuminerà il futuro dell’unione europea.

Comunque due ospedali italiani hanno dato la loro disponibilità tecnica ed economica a prendersi cura del bimbo ed infine anche qualche governante italiano ha cercato di agire come si deve. Ora parecchi giornalisti sono quotidianamente sul fatto e sempre più persone stanno agendo per riuscire a togliere quel bimbo dalla condizione di carcerato ospedaliero che lo rende ostaggio della folle determinazione a vederlo morire ad ogni costo. Due solo ospedali in tutta Europa. Un solo giornalista. Poi per fortuna tutto il resto, almeno finora.

Hanno lavorato in molti per ricondurre i cristiani nelle catacombe, poi ecco che un fatto, di certo non unico né isolato, emerge su tutti e coinvolge rimettendo in moto i neuroni che si erano accomodati nelle relative agiatezze di quest’epoca, riproponendo le antiche domande che ritrovano le risposte di sempre. Ecco che tante persone riscoprono la voglia di vivere davvero, pienamente, la loro perduta cristianità.

Sia chiaro che Alfie Evans non è sottoposto a cure terapeutiche ossessive ma è solo nutrito, idratato e ossigenato. Sia chiaro che i suoi genitori e solo loro possono decidere per lui ed è folle e pericolosissimo che lo facciano al loro posto dei giudici e dei medici. Sia chiaro che impedire loro di cambiare ospedale e luogo di cura, a loro spese peraltro, con la forza di oltre trenta poliziotti è un’azione degna del peggior stato di questo mondo. E sia anche chiaro, infine, che tutto questo accade in Europa con il silenzio-assenso di tutte le nazioni europee.

Certo chiunque può decidere di sospendere le cure mediche (terapie, non alimentazione) che gli vengono proposte, ma solo per sé stesso. Soprattutto se la sua malattia è senza speranza e la fase terminale della sua vita risulta dolorosa tale scelta è comprensibile a chiunque. Ma non accadrà mai che quella persona decida di sospendersi le cure personali di chi lo accudisce, lo lava, lo nutre, lo idrata e ossigena. Né nessuno dovrà mai poter imporre tale eventuale crudeltà. Nessuno dovrà poter mai decidere per mio conto che la mia vita è a quel punto inutile e così impormi una morte determinata dalla sospensione delle basi della vita, il respiro e l’alimentazione.

All’ingresso delle catacombe dove vorrebbero rilegarci oggi si dovrebbe scrivere “un manipolo di esagitati ultra cattolici” che vogliono imporre la cultura della sofferenza ad ogni costo rifiutando la più moderna cultura della dignità della vita che spegne tutte le vite giudicate non dignitose. Sarà che ogni tipo di relazione affettiva per molti deve essere famiglia, ma oggi i componenti di una vera famiglia, un papà e una mamma, hanno abbandonato ogni loro interesse, lavoro carriera, amici, per seguire con incredibile sforzo ed eroismo il loro piccolo bambino fino a che avrà vita sulla terra, contro tutto e tutti.

Hanno provocato le ire di mezzo mondo, ma hanno risvegliato l’altro mezzo.

Grazie Tomas, grazie Kate, all’avanzare della cultura della morte e del denaro risponderemo tornando a vivere con pienezza e coraggio la nostro cristianità, con la semplicità e la fermezza dei vostri eroici esempi.

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