Un figlio è per sempre

L’anno 2020 segna un calo record nelle nascite, mai così poche dall’Unità d’Italia.  Far figli non è di moda, non è un obiettivo primario delle giovani coppie. Le coppie stesse a dire il vero non si formano più tanto facilmente. E comunque i figli non si “fanno” ma si accolgono. Accoglierli è un concetto opposto rispetto al farli, ci si pone in atteggiamento ricevente sapendo che quel dono porterà conseguenze in tutta la nostra vita.

In molti si sono adoperati nell’esercizio di convincere il mondo a non fare più figli. Sono riusciti per fortuna solo parzialmente nel loro intento, ma in una proporzione comunque molto dannosa. Minimalismo familiare, scelte educative non convenzionali, genitorialità consapevole, abitudini digitali e strategie per vivere meglio con sé stessi e con gli altri che insistono sul concetto che fare figli è sbagliato, immorale, stancante, inutile oltre che dannoso e inquinante.

Perfino la Cina dopo anni di terribile e sanguinosa politica del figlio unico, fin dal 2016 si accorge degli effetti profondamente negativi di questa scellerata posizione e da allora cerca riaccendere nei cittadini cinesi il desiderio di procreazione, utilizzando motti come “figlio è bello” e “figlio è utile” a garantirsi un futuro sereno.

Sembra che le più grandi politiche mondiali e le ideologie che spesso ne provengono, somiglino ad una grande nave che nel tentativo di approdare da qualche parte cambia rotta ogni qualvolta il vento o la marea comportino qualche difficoltà. Si prova una direzione e una velocità e poi, visto il pericolo di quel procedere, si cerca un cambio repentino spesso altrettanto pericoloso. Di mezzo ci sono milioni di persone che ne subiscono gli effetti trovando però spinta vitale nel seguire questa o quella ideologia sempre molto ben reclamizzata e proposta mediaticamente. Senza aver chiaro il punto di arrivo, la destinazione dove valga la pena di arrivare, di quelle che bisogna seguire anche quando vento e maree sembrano sconsigliarne il proseguimento. Prima è sembrato necessario convincere tutti che un figlio è un debito da pagare, un costo da sostenere, una fatica dalla quale non potrai liberarti, un impedimento alla carriera lavorativa, perfino una causa di inquinamento ambientale. Oggi ci si accorge che una società invecchiata è molto problematica. Analisi terribili perché solo economiche, prescindono totalmente da argomenti di vivo umanesimo o di realizzazione umana, di valori reali e di senso d’esistenza. Qualcuno si accorge del danno arrecato all’umanità con le peggiori politiche familiari e immaginando il futuro prossimo come economicamente insostenibile spinge verso il rilancio di valori di cui probabilmente non capisce nulla tranne il loro utilizzo come strumento di miglioramento produttivo della nazione. Qualcun altro si accorge del problema ma preferisce attendere che il disastro sia più avanzato, proponendo false soluzioni come ad esempio l’immigrazione senza limiti per importare nuove famiglie più giovani e produttive. Soluzioni provvisorie, segno di veduta a breve termine.

L’America sta invecchiando rapidamente. La Cina è cresciuta grazie all’immensa e mal pagata forza lavoro che fra pochi anni non troverà ricambio e se ne sono accorti, temendo l’India per questo. L’India è in controtendenza e cresce nel numero di giovani garantendosi un futuro più promettente. L’Europa traballa verso occidente e verso oriente perennemente indecisa, sembra chiedersi continuamente “chi sono io? Dove sto andando? Cosa voglio fare da grande?” Senza però trovare risposta. L’Italia, in questo marasma, si trova completamente priva delle genialità di cui è andata fiera in passato. Mancano del tutto personaggi capaci di imprimere una solida idea di futuro, di proporre politiche lungimiranti e positive. Da noi si lotta tra partiti che seguono trainati al guinzaglio le scellerate politiche mondialiste che vedono come un progresso la de-costruzione di tutti i valori che hanno tracciato le nostre fondamenta, e partiti che pur nella maggior solidità e positività valoriale sono schiavi della costante mancanza di sufficiente appoggio elettorale a causa della mancanza di fondamenta negli apparati giudiziari-amministrativi-burocratici-scolastici, non avendone curato la radicalizzazione al loro interno quando era epoca di farlo lasciando ad altri spazio libero a disposizione, forse distratti dalla gestione del potere economico che bastava ai loro appetiti, senza sguardo al futuro.

Ora ci viene proposta una iniziativa di legge che proviene dall’impegno pluriennale del Forum Famiglie con il coinvolgimento di quasi tutte le forze politiche, concesso in cambio dell’abbandono di altre e probabilmente più incisive iniziative e proposte. Proposta straordinaria perché molto raramente assistiamo ad una partecipazione unanime della politica indirizzata alla famiglia. Viene mostrata come finalizzata a favorire la natalità, a sostenere la genitorialità ed a promuovere l’occupazione, in particolare femminile, senza distinzione, come accadeva finora, tra lavoratori autonomi o dipendenti, capienti o incapienti. L’assegno unico è rivolto a tutti i cittadini italiani, a quelli dell’Unione europea e agli extracomunitari con permesso di soggiorno di lungo periodo, di lavoro o di ricerca, residenti in Italia da almeno due anni anche non continuativi e, ovviamente, con figli a carico (dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età). Quindi il pagamento di un importo modulato in base all’Isee con criteri ancora tutti da definire, a partire da 50 euro mensili fino al massimo di 250 per ogni figlio, è visto come la soluzione ai gravissimi problemi di denatalità che colpiscono la nostra nazione e anche come reale incentivo alla formazione di nuove giovani coppie. Tutto qui, facilissimo quindi risolvere tutto, bastano un po’ di quattrini. Che il mondo intero ne prenda atto.

Ma le ragioni per le quali non si accolgono nuovi figli sono anche altre. Oltre che quella economica. Dovremmo lavorare anche su quelle.

Anzitutto si deve considerare che accogliere un figlio è stato a lungo tempo visto come un dovere in capo soprattutto alla donna che di conseguenza deve da quel momento e almeno per i primi anni dedicarsi interamente al pargoletto ignorando ogni altro interesse personale. L’alternativa a questo non è di sicuro la rinuncia al figlio oppure l’affidamento a strutture pubbliche fin da piccolissimi. Piuttosto si deve rendere testimonianza de fatto che un bambino può essere uno splendido completamento della coppia stessa. Può e deve essere vissuto e allevato da entrambi magari con il coinvolgimento dei nonni, figura dimenticata ma invece necessaria, utilissima proprio nel rendere possibile la presenza di più bambini in perfetta armonia con le necessità lavorative e personali della giovane coppia.

Altro ostacolo all’apertura verso nuove piccole persone in famiglia sembra essere la paura delle difficoltà dovute alle note esigenze notturne dei neonati. Ritmi notte/giorno difficili, stanchezza e sonno arretrati sono in contrasto con la necessaria prontezza e concentrazione che tutte le professioni richiedono. Molte leggende circolano su questo tema, ma tutte convergono verso la sola mamma sulla quale pesa il carico della gestione dei primi mesi di vita del pargoletto. Il Padre non deve considerarsi esente da queste fatiche, che vanno prese in carico fino in fondo poiché reggerle uniti rinsalda la coppia stessa e rende questa fase una esperienza particolarmente profonda e contribuisce alla costruzione di un rapporto con il figlio vero e solido. Deve poi essere ricordato che si tratta di fatiche che in fondo si reggono benissimo, all’età giusta soprattutto, e si possono affrontare con il sorriso sapendo che porteranno molti benefici. In fondo si tratta solo di un po’ di sonno… le famiglie numerose hanno lunga esperienza di questi ritmi che sembrano incredibilmente faticosi ma che invece sono perfettamente naturali. Ciò che ne deriva non è soltanto un bel sorrisetto del bimbo che ripaga con il suo affetto tanta dedizione, ma piuttosto la creazione di un rapporto che per tutta la vita fino all’invecchiamento si rivelerà basato proprio sui primi momenti, sui primissimi anni e sulle tipicità e difficoltà pratiche di questi periodi.

Un serissimo ostacolo alla gravidanza può essere il lavoro di entrambi i partner della giovane coppia. Come conciliare le esigenze di una attività in piena crescita vissuta in una età che permette forze infinite da dedicare alla crescita professionale? Come procedere nel dedalo dei concorsi pubblici, dei loro tempi e modalità? Come potersi spostare accettando distanze importanti dalla propria abitazione? Come gestire certi turni lavorativi tipici di alcune professioni? Come non perdere le occasioni di crescita professionale che si manifestano e che sembra impossibile fare attendere? Occorre che tutti capiscano bene che accogliere un figlio è questione che riguarda la coppia, quindi entrambi devono prendersi carico delle conseguenze e devono poter trovare l’elasticità e le condizioni tali da permettere un ritmo corretto di vita familiare. Ma occorre anche che il mondo intero capisca che un figlio è una quota di capitale sociale, cioè dell’intera nazione. E’ la costituzione di una parte del nostro futuro, è un beneficio e una ricchezza di tutta la società anche se cresciuto da una coppia di persone. Tutto l’ambiente lavorativo deve essere pronto a rimodellare ritmi e esigenze in virtù della necessità di questa crescita sociale che non può e non deve essere ignorata. Chi genera un figlio genera ricchezza sociale e tutti gliene devono essere grati. Chi ne genera più di uno ancora di più deve essere onorato e aiutato.

Le giovani coppie hanno necessità di un lavoro stabile. Un lavoro che permetta la necessaria elasticità nella gestione dei figli che vengono al mondo proprio quando i genitori sono giovani e quindi all’inizio delle loro carriere. Hanno bisogno di una casa, da potersi facilmente acquistare, meritano garanzie apposite che siano premio del loro rischiare per il futuro di tutti. Meritano affiancamenti che possano essere di aiuto per i loro dubbi, le loro inesperienze.

I figli portano esigenze e talvolta difficoltà legate alle diverse fasi di crescita. I neonati, i preadolescenti, gli adolescenti, i ragazzi grandi e i giovani adulti, i figli con speciali esigenze fisiche o di salute. Sono tutti portatori di particolari necessità. La possibilità di dedicare a ognuno di loro quanto più possibile del tempo e dell’attenzione di entrambi i genitori è fondamentale rispetto alla possibilità di crescere adulti equilibrati, intelligenti, generosi, ricchi di virtù umane, bravi ma soprattutto buoni.

E quando in una coppia la donna desiderasse vivere la sua capacità materna in forma totalizzante, sarà da considerare rivolta ad una professione vera e propria, intelligente e importante che richiede preparazione e comporta enormi benefici familiari e anche sociali. Professionalità che merita di essere pienamente riconosciuta e non relegata al vecchio concetto di casalinga, ritenuto oggi quasi offensivo. Riconosciuta anche dal punto di vista fiscale e contributivo. Si potrebbe chiamare Manager Familiare dato il carico di responsabilità e competenze che questo ruolo richiede. Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno (Michel de Montaigne).

Accogliere un figlio non è cosa da ricchi che si possono permettere numerose assistenti familiari. Non è cosa che comporta precoce invecchiamento fisico. Non è un costo da sopportare. Non è nemmeno possibile farlo crescere da altri, consegnarlo ad un tablet perché non ci disturbi, chiuderlo nella sua cameretta fin da subito perché impari a disturbare il meno possibile.

Pensiamolo invece come il più grande e importante dei nostri investimenti, in realtà anche investimento sociale. Il nostro futuro welfare. Il nostro collante di coppia. La garanzia di continui e infiniti progetti. Ciò che ci renderà eterni. Immaginiamo, se non possiamo viverla davvero, la bellezza di essere circondati da numerosi figlioli ognuno dei quali è una parte importante della nostra storia. Ognuno dei quali amerà noi più di ogni altra persona al mondo. Ognuno dei quali sarà parte del tesoro che riuscire a portare con noi nell’eternità del cielo.

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