La Chiesa, l’OpusDei e molto altro: riformarsi o morire.

La Chiesa Cattolica studia e analizza con sempre maggiore profondità da oltre un paio di decenni il tema degli abusi su minori e adulti.

Si tratta di fatti gravissimi che possono colpire minori, bambini/bambine anche piccolissimi fino a ragazzi/ragazze adolescenti, ma anche essere compiuti con adulti vulnerabili, cioè persone rese vulnerabili dalla privazione o limitazione della loro capacità di coscienza, di discernimento verso le scelte di vita o di consapevolezza degli accadimenti che li riguardano.

Questa fattispecie è riscontrabile soprattutto all’interno di istituzioni religiose che praticano una forte “direzione spirituale” o di coscienza sui loro adepti, non limitandosi come dovrebbe ad un accompagnamento spirituale rispettoso delle libertà e delle scelte individuali. Penso all’Opus Dei (#opusdei) come anche a tante altre realtà importanti della Chiesa, purtroppo non ancora sufficientemente consapevoli del problema.

L’abuso in questo caso avviene sempre a causa di un rapporto di forza che sfrutta l’autorità della persona che occupa una posizione di superiorità, e molto spesso a causa della concomitante fama, del carisma o del prestigio di quella persona, l’istituzione alla quale appartiene non risulta in grado di opporsi per tempo e con determinazione risultandone infine complice a tutti gli effetti.

L’abuso sessuale è sempre da considerare l’ultimo anello di una catena di comportamenti che ne permette l’attuazione e ne soffoca la capacità di reazione, di indagine e di denuncia.

Riguarda tutte le forme di condizionamento, prevaricazione, sopruso e oppressione messe in atto da un ecclesiastico nei confronti di persone che accompagna spiritualmente o che segue nella confessione.

Per qualche motivo tutto da approfondire, sembra che questi abusi siano presenti nella Chiesa in percentuale nettamente superiore a qualunque altro ambiente civile, per questo e per il fatto che lo scopo di questa istituzione corrisponde alla testimonianza e alla guida verso un percorso di santità e di conquista del paradiso, risulta particolarmente importante che gli studi e gli sforzi in corso siano fatti propri da parte di tutte le componenti della Chiesa mondiale.

Propongo la traduzione di una importante intervista rilasciata nel 2019 alla Radio RCF France dal titolo ABUSI SESSUALI: BISOGNA RIPENSARE TUTTA LA GOVERNANCE DELLA CHIESA, da parte di MARIE-JO THIEL, Medico e Professoressa di Etica alla Facoltà Scuola Teologica di Strasburgo, membro di diversi laboratori di ricerca, nominata nel 2017 da Papa Francesco come membro della Pontificia Accademia per la Vita.

MARIE-JO THIEL lavora da oltre vent’anni sul problema degli abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica. Ha pubblicato un libro che sarà pietra miliare: LA CHIESA CATTOLICA DI FRONTE AGLI ABUSI SESSUALI SU MINORI da BAYARD (2019).

Domanda: Riflessione sulla tempesta che sta attraversando la Chiesa Cattolica, perché così tanti preti abusatori, perché così tanto occultamento, come siamo arrivati a questo punto? Dove il crimine di pochi e le bugie dell’istituzione ricadono su tutto il popolo cattolico, la Chiesa Cattolica potrà rialzarsi e a quale costo? La Chiesa Cattolica è un terreno fertile, un substrato che favorisce i crimini pedofili?

Risposta: Questa è una domanda che bisogna porsi, penso che in tutte le istituzioni dove ci sono bambini c’è un rischio, quindi noi non siamo gli unici ma anche nell’istruzione, spettacolo, sport, ecc. Anche nella Chiesa Cattolica ci sono i bambini e ci sono ulteriori tentazioni e direi che è doppiamente scandaloso perché è un fatto normale e buono che la Chiesa accolga i bambini ma c’è anche il fatto che alcuni con distorsioni cognitive sanno utilizzare il vangelo o delle parole importanti che si dicono nella Chiesa: Gesù amava i bambini, ecc.

Non c’è solo l’abuso sessuale ma anche spirituale e di coscienza e di potere come ha detto il Papa. Queste sono cose estremamente complesse. Non c’è un solo elemento perché non c’è solo una causa, ci sono molte cause e non si può mettere tutto in un unico insieme.

D: ci sono più pedofili tra noi che altrove? Lo sappiamo oppure non lo sappiamo?

R: E’ una questione estremamente difficile. Io penso che ce ne siano un po’ di più. E’ un po’ una mia intuizione che mi fa dire questo perché il conteggio è estremamente difficile perché non possiamo considerare una prospettiva generale che abbia determinato un conteggio nella società, nella famiglia. E’ vero, quando guardi il numero dei bambini abusati chiaramente i tre quarti lo sono stati all’interno della loro famiglia, tuttavia nella Chiesa ci troviamo in una situazione in cui la famiglia non è la principale e credo che in ogni caso una vittima è già troppo.

D: quello che fai è un collegamento tra questi abusi commessi contro i bambini, che si rivelano tra l’altro da un recente documentario, e gli abusi commessi su donne religiose o laiche da parte di preti.

R: Nella Chiesa Cattolica i testi del magistero, per esempio “ Madre amorevole”, Papa Francesco ha per la prima volta associato ai minori le persone vulnerabili e fragili e perciò chiaramente le suore ne fanno parte. Le donne isolate, le persone con una disabilità sono chiaramente di questo tipo e penso che sia la stessa cosa. Lo stesso tipo di abuso di potere.

D: E’ tutto abuso di potere di cui parliamo, il clericalismo e ciò che riassume tutto il libro che tu hai scritto?

R: Probabilmente non riassume tutto, ma il clericalismo è un abuso di potere perché c’è una separazione troppo marcata tra uomini e donne, tra il clero e, i laici. Noi siamo tutti battezzati e tutti noi abbiamo un ruolo in questo popolo di Dio, dunque come dice Papa Francesco il Popolo di Dio nel suo insieme si crede sia un popolo infallibile, credo che davvero ci siano sforzi da fare a questo livello. Il clericalismo è l’abuso di potere che improvvisamente va a produrre delle dis-relazioni e quindi relazioni che non sono sane e che vanno velocemente a produrre dei circoli viziosi diversi e reali ma è estremamente dannoso per tutti, per i sacerdoti e per la Chiesa e per i laici.

D: scrivi ripetutamente nel tuo libro che noi siamo in un fenomeno sistemico che mette in discussione la struttura stessa della Chiesa, che cosa intendi con questo?

R: sistemico per dire che non è semplicemente qualcosa di simile ad un fenomeno unico, non possiamo dire che è solo un prete che abusava e il vescovo che copriva, per esempio. Dobbiamo cercare di capire perché siamo arrivati a questo punto. Sistemici significa più esattamente sistemi di sistemi di sistemi, cioè quando ci ho messo mano ed era molto difficile scrivere di questo lavoro e cercare di far capire tutta la complessità non perché si debba renderlo semplice ma perché ci sono dei fattori aggiuntivi. Questi fattori aggiungono molti elementi che contano. Sicuramente gli elementi sociali giocano un ruolo, un certo liberalismo, una facilità di emancipazione soprattutto negli anni 60-70 ma anche perché molti elementi nella concezione del sacerdote, la concezione della Chiesa, il funzionamento della curia romana, l’assenza delle donne nelle posizioni decisionali, ecc.ecc.

Tutti questi elementi risultano potenziati e mutati reciprocamente, non è semplicemente un’aggiunta di problemi ma è un potenziamento sistemico. Significa che è necessario ripensare tutta l’organizzazione della Chiesa Cattolica per ripensare l’intera governance della stessa. E’ molto sorprendete quando vai a Roma e ti rendi conto ad esempio che a livello della curia i diversi dipartimenti non funzionano, non comunicano. Ho capito che il Papa ha istituito i suoi nuovi per provare a riformare la curia, ma normalmente noi stiamo aspettando elementi di riforma. E’ quanto annunciato al vertice della fine di Dicembre, ma ci sono davvero molte cose da fare per questa emergenza, c’è un pericolo imminente per la Chiesa Cattolica perché penso che siamo arrivati ad un punto di saturazione. Sono stupita dal numero di studenti, di persone di ogni genere, di tutti gli ambienti, che vengono verso me ma anche verso i nostri vescovi, verso la Chiesa, per dire “cosa possiamo fare”. Penso che non abbiamo preso la misura della Chiesa partecipativa, cioè coloro che usano i social media per dire “attenzione” ai diritti stessi dell’uomo quindi non solo per i cristiani. A nome dei diritti umani non possiamo continuare così, gli abusi sessuali sono dei crimini. Bisogna rimediare a questa situazione.

D: Ci sono questi crimini, gli abusi, per cui tutto era nascosto, protetto, per non danneggiare l’istituzione. Tu sei la prima ad aver parlato chiaramente di abusi sessuali sui minori ai vescovi riuniti in assemblea tenuta nel 2018 a Lourdes. Il quotidiano LA CROIX è riuscito a scrivere che tu hai avuto risposta dai vescovi su questa questione. Cosa ricordi di questo?

R: Ho un ricordo molto affettuoso e preciso di questo incontro. Ciò che mi ha sorpreso è effettivamente la preparazione della commissione che è stata creata per preparare questo incontro dell’anno 2018 a Lourdes e in questa commissione è stato sorprendente vedere che i vescovi non erano affatto consapevoli di quello che era allora, oserei dire, la pedofilia perversa nel senso letterale del termine “pedofilia”, cioè quando c’è una perversione psicologica dietro l’abuso sessuale in cui la persona, quindi in questo caso il prete, è convinto di fare il bene, amare i bambini. Loro non sapevano, non avevano capito niente e quindi erano molto sinceri all’inizio. Fino ad allora credevano di chiedere ai loro preti di non ricominciare e di non farlo più, così li hanno spostati in buona fede, tra virgolette.

D: vent’anni dopo, quando guardi i vescovi cosa pensi?

R: Penso che veramente all’inizio c’era un tempo in cui si trattava soprattutto di proteggere i preti. Ci hanno messo molto tempo per capire cos’è il trauma a livello delle vittime. Credo che oggi cominciano a capire. Hanno accolto le vittime per la prima volta lo scorso novembre e pensi che questo li abbia davvero sconvolti e questo aspetto è davvero importante perché è attraverso la comprensione del trauma delle vittime che sarà in grado di prendere la misura di quello che dobbiamo fare per andare avanti.

D: al centro della questione degli abusi, è una questione che stai mettendo al centro, c’è l’abitudine di segretezza nella Chiesa Cattolica. Puoi dirci perché?

R: Il segreto era introdotto con vari mezzi dal XVIII secolo, ma a poco a poco, all’inizio non c’era ma poi si trattava di proteggere la Chiesa e poi soprattutto c’è un aspetto estremamente interessante a livello di confessione. Il reato di sollecitazione, vale a dire sollecitare qualcuno all’interno della confessione, soggetti al segreto della confessione, a vedere il problema.

D: Quando il prete fa delle avances alle persone che devono confessarsi da lui…

R: Assolutamente. E così è successo, perché è qualcosa di molto forte e importante nel diritto canonico applicato ancora oggi, dunque tutto è gestito all’interno del rapporto. La vittima all’inizio non ha molto da dire, del resto nel diritto canonico è peccato contro il sesto comandamento dunque questo è un problema. E’ un fatto che in effetti non abbiamo sempre utilizzato tutte le risorse che avevamo all’interno del diritto canonico ma quando abbiamo fatto un processo che senza l’istigazione a delinquere nei primi regolamenti del 1922 dunque negli anni 60, confermato valido negli anni 70 e valido oggi, abbiamo usato il segreto pontificio soprattutto per non divulgare quello che serve per non rivelare ciò che è stato detto nei processi ogni cosa che è stata scritta viene compresa nel segreto. Così abbiamo davvero una cultura di segretezza che si aggiunge ai segreti spirituali e confessionali.

D: Pensi che molte donne hanno avuto un ruolo nel rivelare questa faccenda?

R: SI, assolutamente. Perché esse sono de-considerate nella Chiesa, che piaccia o no anche se il Papa o le curie dicono che siamo, mio Dio, delle sorelle di Maria, delle figlie della Chiesa, e così via, voglio dire che dobbiamo smettere di pensare in questo modo. Voglio dire, noi siamo delle donne ma a livello laico noi siamo davvero uomini e donne e le donne hanno un ruolo ma non sono riconosciute e non hanno niente da dire all’interno di questa Chiesa dunque tutto quello che viene deciso non le vede partecipi.

D: pensi che questo abbia un legame con gli abusi sessuali?

R: SI, penso che abbia un collegamento, perché questo allontana troppo la donna dal prete e dunque la donna è ancora quella con la quale è difficile avere delle relazioni normali. Le donne devono essere integrate nei ruoli di potere, devono essere delle collaboratrici abituali dei sacerdoti e della gerarchia ecclesiastica che deve integrare le donne in un modo o nell’altro. Le donne sono la metà dell’umanità. Dobbiamo avere un altro approccio del problema e credo che sia assolutamente fondamentale, la donna è quella che partorisce i figli e la chiesa ce lo dice molto spesso. Dunque la donna deve essere in tutti i ruoli nella Chiesa.

D: il quotidiano LE PARISIENNE pubblica un articolo sulla prima pagina di oggi con le proposte dell’arcivescovo di Poitiers sull’ordinazione degli uomini sposati a cui Egli è favorevole. Tradizionalmente la Chiesa, che si trova di fronte agli abusi sessuali e alla pedofilia, stiamo parlando del matrimonio dei preti, l’idea viene respinta con un gesto della mano perché non ha niente a che fare. Tu ne hai conoscenza e cosa pensi di questa questione?

R: Penso che sia un falso problema. Penso che sia una falsa soluzione, non è sufficiente. Penso che dovremmo riconsiderare la questione dei ministeri fin dall’inizio, basandoci in qualche modo sul Sinodo in Amazzonia che avrà luogo perché il Papa in un certo senso ha aperto la questione dei ministeri senza dirci i particolari e credo che rimetta la Chiesa nella propria prospettiva sinodale.

D: Ma pensi che se i preti si sposassero ci sarebbero meno abusi?

R: NO. Penso che non sono sicura che risolva il problema perché la questione del celibato è duplice. Direi che il celibato per le persone che lo vivono bene, che hanno una certa maturità personale è molto buono, è una vita donata, è magnifico. Ma un certo numero di sacerdoti dopo alcuni anni si rendono conto che non sono fatti per quello, cosa facciamo con questi uomini? Quello che gli viene detto è solo che il prete deve avere il celibato. Il celibato non ha mai funzionato da quando fu fondato nel XII secolo.

D: Cioè la maggior parte dei preti non vivono il loro celibato?

R: E’ molto complicato ma in effetti ci sono delle vere questioni dietro questo e quando analizziamo la storia vediamo che fino al consiglio di Trento non ha funzionato davvero. I Sacerdoti capivano i vescovi che coprivano il loro sacerdote e sapevano che alcuni avevano mogli e figli. Ma a partire dal concilio di Trento si cercò di mettere nei seminari di parlare molto seriamente della questione del celibato. Hanno cercato di sistemare un po’ le cose ma oggi vediamo che non ha funzionato e dunque ci sono davvero delle domande da porci.

D: Hai accettato il lavoro e l’impegno di Papa Francesco tuttavia la conclusione del vertice vaticano sull’abuso sessuale sui minori ha potuto perdere alla fine un certo numero di persone, quali pensi siano le decisioni che deve prendere rapidamente?

R: Penso che debba rapidamente riformare la curia. E’ un peso estremamente importante, deve ovviamente informare i vescovi sulla condotta da tenere. Penso che dobbiamo anche chiarire alcune istanze per provare a segnalare i problemi, ma penso che più in termini generali la questione deve essere riesaminata dai ministeri della Chiesa. Non devono aver paura di riprendere la questione, mi sembra assolutamente fondamentale. E quando parlo di Ministero non parlo solo del ministero del sacerdote, riguardo alle donne oggi non hanno nemmeno ufficialmente il diritto di predicare in Chiesa.

D: Tu sei una credente, cattolica, lavorando così vicino ai suoi crimini e ai suoi compromessi come riesci a mantenere la fede nella Chiesa?

R: Io mi dico che Cristo rimane nella barca della Chiesa nonostante la tempesta e che forse l’unico problema è che lo spirito santo ci provoca un po’ agitando un po’ le cose e mette un po’ di calcio nel formicaio per costringerci a dire cosa pensi veramente nel pericolo, cosa fai veramente con il vangelo di Cristo, sei misericordioso, ti preoccupi veramente dei figli più piccoli, perché Cristo è piccolo per unire tutti i piccoli così io credo si nel potere del vangelo, nella forza dello spirito di Dio per cercare di andare avanti. Se la Chiesa si può riformare forse abbiamo talmente chiuso tutte le porte per le donne ad esempio, abbiamo avuto 10 anni di tempo per riflettere.

Per vedere l’intervista integrale: https://www.youtube.com/watch?v=TqOtKiWQN9Q

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