OPUS DEI IN ARGENTINA contestata per abusi

ECA (Ending Clergy Abuse) – VERTICE GLOBALE A BUENOS AIRES – 16 dicembre 2025

Link del Vertice di Buenos Aires

Originale in spagnolo, ma youtube offre servizio di sottotitoli tradotti automaticamente in italiano

Di seguito una SINTESI del vertice, dei tanti importanti interventi che si sono susseguiti:

A Buenos Aires si è svolto il PRIMO VERTICE INTERNAZIONALE DI ECA Global (Ending Clergy Abuse) per discutere e raccogliere testimonianze sugli abusi istituzionali che sono stati segnalati e hanno portato alla attenzione della stampa mondiale e del Vaticano l’organizzazione cattolica OPUS DEI.

Il vertice si è tenuto il 16 dicembre 2025 dalle ore 14 in diretta e ha presentato diversi gruppi di specialisti, vittime, esperti, attivisti per i diritti umani di oltre 25 Paesi del mondo. Giornalisti ed e membri dell’Opus Dei provenienti da Argentina, Perù, Spagna, Messico e Regno Unito hanno partecipato di persona o virtualmente.

(INIZIO da MINUTO 8) I giornalisti Paula Bistagnino, Gareth Gore, Pedro Salinas e Mònica Terribas hanno discusso di cosa sia l’Opus Dei e di come opera.

Gli avvocati Lucas Lecour, Sergio Salinas Giordano e Sebastian Sal hanno affrontato la legislazione che protegge le vittime e le difficoltà ad accedere alla giustizia nelle varie forme di abusi ecclesiastici.

I familiari, le vittime e gli ex membri dell’organizzazione hanno condiviso le loro testimonianze, in particolare le donne argentine che stanno portando avanti la prima denuncia per servitù nella storia della Chiesa Cattolica. La loro denuncia, sebbene non abbia ancora ottenuto formale risposta dalla Santa Sede, ha spinto Papa Francesco alla decisione di modificare la gerarchia e rimuovere alcuni privilegi all’opus Dei, inoltre ha avviato la richiesta di modifica agli statuti dell’istituzione, passata poi nel 2025 al suo successore Papa Leone XIV dopo la sua morte.

Sergio Salinas (Avvocato penalista, direttore di ECA): Tutto ha inizio quando papa Francesco prende una importante decisione inerente l’istituzione Opus Dei, decisione che è mantenuta a tutt’oggi e che consiste nell’eliminazione dell’impunità di cui aveva goduto fino a quel momento e nell’applicazione del principio “tolleranza zero” che significa possibilità di denunciare, dibattere pubblicamente sull’accaduto, ascolto delle vittime, gestione del contenzioso, attribuzione delle responsabilità e infine anche riforme statutarie e legislative necessarie e conseguenti. Si tratta quindi di affrontare fatti che stanno accadendo dentro una istituzione, fatti che vanno affrontati e capiti con metodi moderni. E’ importante capire che non è possibile attendere all’infinito, la giustizia deve essere fatta ora, adesso. Ecco il senso di questo forum dedicato agli abusi all’interno dell’opera.

Il forum affronta diversi capitoli:

  • COSA E’ E COME FUNZIONA L’OPUS DEI
  • LA LEGGE E GLI ABUSI ECCLESIASTICI
  • L’OPUS DEI E LE TESTIMONIANZE

Il giornalista peruviano Pedro Solinas: si è occupato della ricerca e denuncia del caso “Sodalizio” in Perù, istituzione apostolica che insieme a tanti altri movimenti faceva parte della “primavera” che Papa Giovanni Paolo II ha promosso e che in seguito all’indagine giornalistica è stato recentemente soppresso, aveva sempre avuto come referente l’Opus Dei. Sono oltre 40 i movimenti che la chiesa ha messo sotto indagine ma si ritiene che l’Opera abbia un ruolo chiave nelle organizzazioni dalle caratteristiche settarie.

Gareth Gore (autore libro OPUS): Cosa è l’Opus Dei? Secondo la stessa organizzazione ha un unico proposito, aiutare tutti a incontrare Cristo nel lavoro, nella vita familiare nel resto dele attività ordinarie. Ma per me non sono altro che parole vuote pensate per distrarre la gente dalla dura realtà. E’ mia opinione che la realtà sia esattamente il contrario: l’Opus Dei non esiste per aiutare gli altri ma solo se stessa. Per quasi 100 anni questo gruppo ha potuto operare in totale impunità abusando della impunità conferita dal Vaticano per attrarre vittime innocenti, dedicandosi al reclutamento attivo di minori, li seleziona e manipola senza consultare i loro genitori. E’ una organizzazione che ha attratto ragazze vulnerabili verso una vita di servitù offrendo loro promesse di una buona istruzione e di una vita migliore. E’ una organizzazione che ha controllato e manipolato la vita dei suoi membri, comprese le cure mediche per la vera epidemia di malattie mentali che frustra i suoi ranghi, compresa la rottura del segreto della confessione per trarre vantaggio dai propri membri. La fede per l’opera è uno strumento per ottenere denaro, influenza e obbedienza a vantaggio dell’organizzazione. E’ una macchia all’interno della Chiesa, una setta che non ha alcuna considerazione per le sue vittime né verso la chiesa in generale.

L’opera era una organizzazione privilegiata, come prelatura personale Ora è cambiata questa forma ma ancora non sappiamo come finirà, siamo in attesa delle riforme che sono ormai in arrivo.

Monica Terribas (Giornalista catalana, autrice del documentario IL MINUTO EROICO: ANCH’IO HO LASCIATO L’OPUS DEI visibile sulla piattaforma MAX o APPLETV o DISCOVERY+):   Dopo Papa Francesco l’opera si deve riferire al dicastero del Clero riportando annualmente notizie riguardanti i sacerdoti perché questo sono gli unici vincolati giuridicamente all’Opus Dei come organizzazione della Chiesa, tutti gli altri membri non hanno alcun vincolo giuridico ma solo emotivo, costruito attraverso una serie di passaggi, una liturgia (chiedere l’ammissione, fare l’oblazione, la fedeltà, l’obbedienza al padre e all’opera, ecc.). E’ una organizzazione della Chiesa nella quale i laici si sentono membri come i sacerdoti ma in realtà non hanno alcun reale vincolo. Tuttavia attraverso queste regole questi passaggi emotivi viene prodotto un effetto sistemico che porta alla coercizione spirituale e psicologica di ogni persona. Ci sono molti membri nell’opera, soprannumerari, numerari, aggregati, associati, cooperatori, che non si sentono affatto abusati psicologicamente e spiritualmente perché sono nella logica di ciò che gli si chieDe e si sentono felici in questo ma allo stesso modo ci sono moltissime persone che ci stanno ripensando e considerano di essere vittime di coercizione psicologica e spirituali e stanno abbandonando questa organizzazione. Quando in nome di Dio la tua vita si sottomette a tutta una dinamica di norme che rendono nulla la tua capacità di giudizio. La tua libertà, la tua indipendenza, il tuo libero arbitrio, allora siamo in presenza di abuso spirituale. Quando annulli la personalità di una persona e la sottometti alla personalità collettiva scompare la propria volontà e la persona si annulla causando così depressioni e problematiche simili. Sentono che vivono una situazione dove non è possibile discutere ciò che accade e   dove la loro vita non corrisponde alla loro identità sessuale, psicologica, mentale, professionale.  Ciò che accade a una persona che si sente vittima di coercizione o abuso merita tanta attenzione e rispetto perché ha conseguenze per moltissimi anni nel suo carattere e nella sua vita. La somma delle esperienze di tutti costituisce la forma collettiva, l’istituzione è questa somma, questa realtà che comprende anche tante sofferenze. In conclusione ogni membro dell’opera in questa dinamica diventa uno strumento di coercizione psicologica e di abuso spirituale. Questa istituzione è in una situazione di coercizione sistematica a livello psicologico e che questo porta ad abusi di vario tipo.

Edgar Munibe (ex aggregato peruviano): Rispondo alla domanda “cosa è l’Opus Dei” dicendo che è una grande truffa spirituale. Il Motu Proprio del Papa mi ha reso chiaro questo. Io ero un aggregato addetto al gruppo dei quindicenni ed ero portato a vivere come un religioso ma allo stesso tempo eravamo convinti di non essere religiosi. Una contraddizione che evidenzia che si tratta di una truffa spirituale. Ho conosciuto l’opera quando studiavo ingegneria a San Marcos durante un corso sul fattore umano nell’impresa organizzato dal centro culturale di Lima. Il corso era diretto da professori di altissimo livello ed era molto conveniente per noi studenti. Il mio reclutamento ebbe inizio in quel momento. In Perù L’Opus Dei è molto rilevante, un terzo dell’episcopato peruviano è legato all’opera e un cardinale peruviano, Cipriani, è membro dell’opera. Il Perù è una regione che ha portato molti vescovi dell’opera nella Chiesa, per questo è così rilevante nel continente.

Sono rimasto 15 anni nell’opera. Ho cominciato a dubitare quando ho studiato i concetti chiave della Teologia del corpo di Giovanni Paolo II dove è chiaramente detto che il fine è la persona e la causa del peccato è nella oggettivazione della persona. Ho capito che nell’opera praticamente l’oggettivazione è la pratica quotidiana perché il fine è l’opera e le persone erano solo dei mezzi. Ad esempio, la visita ai poveri negli ospedali, negli orfanotrofi, era effettuata prendendo degli studenti universitari che stavano per “pitare” (chiedere l’ammissione), per sensibilizzarli, per portarli a decidere. L’obiettivo non erano i poveri. Si cercavano persone che potessero chiedere l’ammissione, quando ci si rendeva conto che non erano adatti a questo semplicemente si smetteva di parlargli. Ho capito che siamo oggettivizzati dall’inizio e portati a oggettivare gli altri. E’ una scuola di oggettivazione delle persone.

La seconda cosa che la lettura di Giovanni Paolo II mi ha reso evidente è che lui descriveva il matrimonio dell’agnello, l’unione dell’anima con Dio attraverso il matrimonio che può essere così un ordine sacramentale. Mi sono reso conto che il concilio vaticano II ha aperto la porta ai laici che sono nel mondo. Il fondatore dell’opera sosteneva che un cristiano può consacrarsi solo attraverso la sua volontà, può vivere la castità, la povertà e l’obbedienza visti come consigli evangelici continuando a vivere nel mondo. Non serve una consacrazione per vivere questo, basta la propria volontà. Quindi è un volontarismo, tutto dipenderà dalla sua volontà e questo avrà ripercussioni psicologiche importanti. E’ una consacrazione a una istituzione umana, non a Gesù Cristo.

Teresa del Romero (ex numeraria spagnola): Cosa è l’Opus Dei? E’ un sistema molto ben orchestrato, molto meticoloso e estremamente ben progettato per avvantaggiare una istituzione che cerca il potere e che si presenta come un cammino spirituale ma funziona come un’ingegneria di appartenenza che va al servizio dell’istituzione. Una istituzione progettata perché tu sostenga il progetto con il tuo tempo, la tua obbedienza, il tuo corpo. Mentre credi e pensi di scegliere liberamente. E quando qualcosa non va… il sistema non deve essere messo mai in discussione, ma è sempre mancanza di fede, di obbedienza, di umiltà.

Ad un certo punto inizio a mettere in discussione la mia scelta di appartenenza all’opera per vari fattori. Anzitutto il tema del maschilismo, dell’enorme differenza fra uomini e donne, un segnale di allarme. Ad esempio le donne non possono fumare mentre gli uomini lo possono fare liberamente. Loro possono dormire su un materasso e io su assi o per terra.

Federico Johansen: L’opera risponde alle accuse dicendo che al suo interno ci sono molte persone felici di esserci e questo è vero. Anche io lo ero mentre ne facevo parte. Ma mentre siete felici, il processo di adesione presenta tre inganni successivi. Il primo inganno è che qualunque percorso vocazionale nella chiesa ti fa andare in un posto dove è chiaro come funziona dove ti trovi. Quando invece vai in un centro dell’Opus Dei non sai dove stai andando e qualunque cosa ti mostrino non ha nulla a che fare con la religione. Il secondo inganno avviene quando chiedi l’ammissione, perché lo fai senza sapere cosa stai scegliendo, spesso è avvenuto anche con minorenni. Un atto senza conoscenza non è mai libero. Il terzo inganno avviene quando si chiede l’ammissione, non importa a quale età, e ti dicono che è completamente e per sempre. Questo però vale solo per te perché l’opus Dei si prende un periodo di prova di sei mesi, poi un periodo fino all’oblazione di un anno e poi rinnovi annuali fino alla fedeltà definitiva. Non ti dicono che in quel periodo stai anche tu provando se hai davvero quella vocazione oppure no.  Questi tre inganni invalidano l’appartenenza all’opera di ogni persona perché la base è fallace, ingannevole.

Paula Bistagnino (Giornalista argentina, autore libro TI SERVIRO’): Una persona che ho conosciuto è stata oltre trent’anni nell’opera come numeraria e me ne ha dato una definizione: è un mix fra una setta, una multinazionale e un partito politico. Della setta ha la capacità di manipolazione psicologica e spirituale, di controllo del corpo e della mente. Una multinazionale perché è presente in 68 paesi, perché funziona come un franchising, una multinazionale con persone inviate da un paese all’altro e isolate dalla loro famiglia di provenienza e portate ad obbedire sempre, unico modo per non sbagliare mai. Non stai mai prendendoti la responsabilità di ciò che fai, stai sempre semplicemente obbedendo a ciò che qualcun altro ha deciso. L’opera possiede un grande patrimonio, gestisce aziende, ha patrimonio immobiliare immenso costruito sui testamenti e le donazioni dei numerari e le loro famiglie. Appartenere all’opera può significare occupare posizioni di potere, nello stato, nel privato, nella giustizia, potere economico e politico.  Questa è la loro specialità. Ci sono tutti gli elementi per pensare che l’opera abbia come scopo reclutare, manipolare, sottomettere le persone, ottenere la gestione delle loro menti e del loro corpo. (1:08 fine prima parte)

(1:26:00 inizio) Intervento degli AVVOCATI partecipanti al Forum: Sebastian Sal (avvocato delle 43 numerarie argentine) Lucas Lecur (membro ECA). Sergio Salinas Giordano (direttore ECA).

Descrivono la causa che si occupa principalmente del reclutamento di persone, da parte dell’Opus Dei in forma organizzata. Nell’opera non c’è posto per l’improvvisazione, tutto è organizzato perfettamente in struttura piramidale, vengono dati ordini e tutti devono obbedire e applicare quanto suggerito.

Inizia tutto da una denuncia da parte di una organizzazione civile, diventa poi una indagine che sta proseguendo da due anni da parte della procura Argentina estesa al numero due dell’organizzazione. I giudici decidono ad un certo punto di occuparsi direttamente di questa indagine, da ogni denuncia emergono altri nomi, altre vittime. Gi interrogatori con la presenza di psicologi hanno fatto emergere una realtà molto estesa e pesante. Descrivono la particolare gestione della giustizia Argentina, le gradi difficoltà che hanno incontrato soprattutto nel superare gli ostacoli che l’azione di insabbiamento costante ha posto e lo stato del loro lavoro.

(2:18:00 riprende con) Paula Bistagnino: L’opus Dei ha sostenuto a lungo che il problema degli abusi era presente nella chiesa ma non nell’opera, mentre sono venute alla lice diverse denunce per abusi sessuali sia nei confronti di minori che di maggiorenni e abusi psicologici e spirituali soprattutto per ridurre al silenzio le persone.

Il primo testimone: Juan Cuatrecasas vive in spagna, sta lottando da alcuni anni per ottenere giustizia per un caso di abuso che riguarda suo figlio all’epoca undicenne in una scuola dell’opera nei paesi Baschi. Si tratta di un caso che ha raggiunto il Vaticano con Papa Francesco. Spiega che è molto difficile procedere con queste denunce perché l’opera ha parecchio potere in Spagna, a livello giudiziario l’opera è molto inserita, come anche nelle banche o in altre istituzioni. Noi denunciamo quello che ci ha detto nostro figlio. Dal 2011 la nostra vita è cambiata completamente data la gravità dei fatti accaduti e la condizione di nostro figlio. Abbiamo dovuto cambiare domicilio a causa delle minacce e oggi possiamo dire che la giustizia ci ha dato ragione con una prima condanna di 11 anni poi ridotta a 2 anni nel livello successivo. L’accusato è nipote di un politico di alto rango in Spagna e sono intervenuti nel fare pressione persone molto influenti. L’Opera in Spagna riceve meno denunce che altre istituzioni perché la gente ha paura. Ogni denuncia contro un membro dell’opera viene seguita come una denuncia all’istituzione stessa e questo atteggiamento è disgustoso. L’istituzione sostiene che al suo interno non ci sono pedofili, non riescono a riconoscerlo. Fanno tutto il possibile per nasconderlo, per coprire. Non sostengono o proteggono mai la vittima, nel caso di mio figlio il suo nome era sulla bocca di tutti, e soprattutto cercano di distruggere la famiglia in ogni modo in ambito economico e sociale a tal punto che arriva il momento che devi cambiare domicilio a causa della pressione che ricevi.

L’opera è una organizzazione dannosa che ha molte vittime, non solo di coscienza ma anche sessuali.

Molte istituzioni hanno gli stessi problemi ma adesso sono portate a denunciare, ad intervenire. L’Opus Dei no, continua ancora a nascondere, a gestire nel segreto. Tutta la loro comunicazione consiste nell’ingannare, la morale dell’Opus è una vergogna, una infamia. Non sanno cosa sia la moralità, continuano a dare lezioni ma ciò che dovrebbero fare è guardare dentro la loro casa e gettare tutta l’immondizia che hanno immagazzinato in tanti anni. Speri che il Vaticano corregga i privilegi che l’opera non dovrebbe avere e che la riforma degli statuti che stanno per essere pubblicai li rimetta al loro posto.

Testimonianza di Francisco: Veramente all’Opus Dei non importa di noi. A loro non importa nulla di noi. Ho subito abusi quando avevo 11 anni, nel 1989 in un club, una notte mi sono trovato addormentato con l’abusatore. Mi sono ritrovato devastato e la mia vita è stata molto, molto dura, soprattutto nell’adolescenza. Dopo tanti anni e con l’aiuto di ECA siamo arrivati all’ammissione da parte dell’Opus Dei di avere insabbiato tutto per 34 anni e che aveva otto abusatori in Argentina. Ancora non ha detto nulla su cosa intenda fare con loro.

Intervento di Paula Bistagnino: L’opera sostiene che i centri, i club, le attività sportive non sono di loro proprietà e quindi loro che si occupano solo di messaggi spirituali non si ritengono responsabili di quanto avviene in quelle strutture che sono iniziative, per loro, di fedeli laici in proprio. In realtà tutte queste organizzazioni civili che possiedono i club o i centri o altre strutture appartengono all’opera che ha istituito un’organizzazione giuridica e economica attraverso associazioni civili che appartengono a membri numerari o soprannumerari a pieno titolo e che fanno parte di consigli di amministrazione di tutte quelle istituzioni. Così l’opera decide di fondare una di queste istituzioni e nomina quelle persone a presiederla.

(Dal minuto 2:36:00) Seguono le testimonianze di TRE ex numerarie ausiliarie: MONICA ZAMRRANO di Santa Fe, CLAUDIA CARRERO di Buenos Aires, TYTA VILLAMAYOR del Paraguay.

Tutte hanno frequentato scuole di formazione domestica promosse dall’Opus Dei o hanno ricevuto promesse di poterle frequentare. Nel caso di Tyta la promessa non è stata mantenuta e hanno portato la ragazza direttamente al lavoro una volta allontanata dalla sua famiglia. Monica proviene da una famiglia molto povera e molto credente, ha ricevuto promessa di un buon lavoro e per questo ha lasciato i suoi numerosi fratelli. Le lezioni scolastiche si alternavano al lavoro in un ritmo molto pressante che durava tutto il giorno fino a tardi. Era fatto divieto parlare fra loro anche nelle ore di riposo. Claudia testimonia che le materie studiate a scuola erano tutte indirizzate al lavoro domestico di pulizia e cucina e il ritmo che sommava scuola e lavoro era veramente sfiancante, dalle 6:00 del mattino fino a sera tardi alle 22:00. Anche Monica racconta del lavoro che fina da piccola ha immediatamente incontrato nelle scuole dell’opera, alternato solo da poche lezioni tutte sulla materia del lavoro e con un ritmo che in pratica rendeva impossibile trovare tempo per loro stesse.

Le loro esperienze raccontano la storia delle 43 che hanno denunciato e di molte altre in tutto il mondo che hanno vissuto le stesse esperienze. Le promesse di poter studiare erano attraenti per chi proveniva da famiglie molto povere dall’interno dei territori argentini, così come la promessa di potersi avviare a un lavoro dignitoso. Così le famiglie acconsentivano a lasciare le loro figlie che venivano poi inserite in residenze che avevano regole di vita quasi religiose con impossibilità di sviluppare amicizie o di mantenere rapporti frequenti con le famiglie di provenienza.

I racconti sono emozionanti, vissuti, sofferti. Tutti da ascoltare e capire. Emergono speranze, promesse e la realtà molto differente da quanto sperato. Venivano convinte che avevano la vocazione di numerarie ausiliarie e non potevano dire di no a Dio su questo. Dio le chiamava ad essere madri di famiglia nella grande famiglia dell’Opus Dei, non accogliere la sua chiamata equivaleva a dirgli di NO, a negarsi a lui. Avevano tutte 14, 15 o 16 anni al massimo, le famiglie avevano firmato un permesso per le minorenni e venivano poi tenute lontane il più possibile.

Lucia del Cile, Fatima dalla Spagna, Anne Marie Allen dall’Irlanda (dal minuto 3:05:00) e altre ancora tutte numerarie ausiliarie fuoriuscite hanno partecipato al Forum in remoto testimoniando alche loro sulle loro esperienze. Tutte mostrano un percorso comune, molto ben organizzato che le lasciava senza possibilità di scelte libere, senza nemmeno tempo per pensare e senza confronti umani veri. Anche lei ha scritto un libro dal titolo SERVE, mossa dalla necessità di divulgare la sua esperienza che giudica coercitiva e disumanizzante, sostenendo che tutto ciò che è stato denunciato e raccontato dalle ausiliarie argentine è vero perché corrisponde perfettamente alla sua esperienza personale e a quella di molte altre come lei nel mondo. Chiede ai responsabili dell’istituzione che riconoscano il dolore e la sofferenza che hanno imposto a ciascuna di loro per molto tempo. Ammettere ciò che è successo e risarcire adeguatamente.

Fatima Navarro dalla Spagna è stata intervistata all’interno del documentario MINUTO EROICO. Dai 14 ai 34 anni di età ha lavorato come numeraria ausiliaria. Lucia dal Cile dai 13 ai 24 anni. Alicia dal Salvador da 13 a 23 anni. Rachele dal Salvador da 12 a 2 anni. Anche loro in collegamento danno testimonianza della loro esperienza, coerente con tutte le altre. Parlano di manipolazione diabolica, di imbrogli istituzionali. Di abusi nel lavoro, economici, spiegano che una volta uscite nella vita non avranno alcun beneficio lavorativo, alcuna particolare preparazione da utilizzare, alcun curriculum da mostrare, alcun titolo valido conseguito in quelle scuole, nessun diritto derivante dalla loro esperienza.

Le loro storie sono dolorose, piene di risentimento, di evidenti difficoltà di vita. Non hanno potuto ottenere alcun riconoscimento del loro percorso professionale nel mondo del lavoro, non hanno mai avuto alcun aiuto per potersi curare, per poter ricominciare a vivere.

“Un insieme scioccante e di gran valore che potrà contribuire a rendere la Chiesa sempre più quella splendida istituzione così ricca e importante per le nostre vite, come ampiamente merita e come sarà possibile grazie al coraggio di chi sta lottando perché tutte le verità emergano e vengano affrontate e perché le persone, le vittime, siano sempre al centro.

Non soltanto una goccia e nemmeno qualcosa di più ma tutto (tutto) il sangue versato sulla croce da Gesù Cristo è per ognuno di noi. Per ogni singola persona. Per questo vale la pena di ascoltare con attenzione le vittime, di trovare il coraggio di affrontare i fatti con trasparenza, di accompagnarle adeguatamente nel loro percorso di guarigione, di rivedere tutto quello che ha contribuito a causare queste sofferenze.

Emanuele Pizzatti”

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