Testimonianza di un Sacerdote

Sia di monito alla Chiesa, alle sue istituzioni, all’ #OpusDei

La testimonianza di un sacerdote vittima di altri sacerdoti. Tanto dolorosa quanto profonda nella verità e nella speranza che regala.

Don Paolo, parroco in Sardegna, denuncia e si mostra in televisione.

La sua battaglia riguarda gli abusi compiuti da sacerdoti nei confronti di minori. Quasi sempre maschi e adolescenti.

Ma la questione riguarda in egual modo un gran numero di abusi compiuti su persone maggiorenni, adulti vulnerabili cioè persone rese vulnerabili dalla privazione o limitazione della loro capacità di coscienza, di discernimento verso le scelte di vita o di consapevolezza degli accadimenti che li riguardano.

Il sacerdote che abusa è sempre persona con ruoli importanti che si occupa di educazione, insegnamento o direzione spirituale. Denunciare è difficile e per la vittima è difficile avere piena consapevolezza di quanto ha vissuto, a volte occorrono mesi di intensa terapia psicologica prima di essere al punto di partenza, cioè finalmente consapevoli di quanto accaduto e del fatto che la colpa, tutta la colpa, è solo dell’abusatore in solido con l’istituzione al quale appartiene.

La Chiesa è molto più consapevole del problema di quanto possa sembrare, prova ne sono i sussidi pubblicati recentemente che testimoniano lo sforzo fatto su questo tema. Anche se ancora molte istituzioni devono prenderne atto e renderli esecutivi al loro interno.

Don Paolo porta avanti una battaglia perché non si debba ancora mettere la polvere sotto al tappeto.

Sa bene che quello che la vittima ha vissuto rimane per sempre.

Gli abusatori vengono normalmente sospesi, trattati con tutte le cautele previste per chi ancora non ha avuto ancora condanna definitiva. A volte questo procedimento dura per molti anni e durante questo periodo le vittime sono sole, abbandonate, lasciate al loro dolore senza alcun aiuto. Semplicemente terribile. Incompatibile con qualunque intenzione santificante.

Nella Chiesa trovi persone che capiscono e aiutano ma trovi anche persone che chiudono tante porte in faccia, cercano di sminuire, ridurre a vizio, fattaccio, debolezza, questione legata a mero problema del sacerdote abusatore.

Chi abusa di un bambino o di un adulto vulnerabile è un criminale, non altro. Non è vittima, non è persona con problemi, non è da aiutare, da capire. E’ un criminale. Punto.

La vittima pensa che l’unica soluzione sia sparire, dimenticare, passare oltre. Non vuole rendersi consapevole, non vuole affrontare o denunciare. Vuole solo dimenticare.

Nella Chiesa ci sono regole precise contro gli abusi, ma con molta paura di applicarle. Manca la consapevolezza del fatto che un prete che abusa NON PUO’ PIU’ ESSERE PRETE. Perché esiste una reale impossibilità a rappresentare Cristo.

Il silenzio è SEMPRE complicità, così come il votarsi dall’altra parte, il ritenere che non sia di competenza, il non reagire. Si vuole coprire un numero più ampio, le responsabilità condivise. Ma sono sempre condivise, sono sempre istituzionali, mai soltanto responsabilità personali.

Coloro che hanno saputo e non sono immediatamente intervenuti, coloro che hanno atteso tempi lunghissimi, fino all’obbligo da sentenza, per aiutare le vittime, coloro che potevano intervenire e non l’hanno fatto, sono complici. Colpevoli tanto quanto l’abusatore. Se sono sacerdoti non possono più esserlo, proprio come l’abusatore. Non vanno più considerati sacerdoti, ma solo complici di criminali.

Il danno lo fanno coloro che abusano, mai le vittime con la denuncia. La buona fama di una istituzione soffre per gli abusi, mai assolutamente per l’azione che li rende palesi e li denuncia.

I dati ci sono, nascosti negli archivi di ogni congregazione, di ogni istituto. Secondo molti è meglio mantenere tutto sotto al tappeto, non aprire quegli archivi. Sbagliano.

La Chiesa merita una credibilità che gli è propria. Denunciare e chiedere di aprire quegli archivi è per il bene della chiesa.

Sesso proibito: “Io, prete abusato in seminario” 16 nov | Rete 4

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