LE FERITE DEGLI ABUSI. La Chiesa, l’OpusDei.

Dedico questa seconda pubblicazione, e le prossime di approfondimento sul tema, alla Chiesa nella quale spero e credo. Richiamo con forza a questo anche l’Opus Dei, istituzione che ben conosco.

La difesa del buon nome, della buona fama e della pubblica immagine sono obiettivi comprensibili ma pericolosi se prevalgono su ogni altro aspetto.

L’attenzione alla vittima deve essere una priorità assoluta, per questo le istituzioni che ancora pongono al primo posto l’immagine pubblica, la buona fama da preservare ad ogni costo, si rendono profondamente colpevoli portandosi in realtà verso un percorso di distruzione irreversibile.

Il Servizio Nazionale per la tutela dei Minori (e degli adulti vulnerabili) della CEI ha redatto un sussidio per i formatori e gli operatori pastorali, primi fra essi i sacerdoti.

La Chiesa ha studiato a fondo il dramma degli abusi, a lungo trascurato.

Il sussidio n. 1) si occupa in particolare delle FERITE DEGLI ABUSI e si tratta davvero di un documento completo, coraggioso, efficace nella misura in cui verrà seguito da tutti i soggetti coinvolti. Da questo traggo gli elementi che espongo e commento.

L’introduzione consiste in una lettera del Santo Padre Francesco che rende chiarissime le linee guida rendendo la verifica di questo tema una esigenza urgente che comporta un rinnovamento dei concetti teologici, spirituali, pastorali, i carismi e gli obiettivi delle istituzioni ecclesiali, degli istituti di vita apostolica, di tutte le forme di vita consacrata e i movimenti ecclesiali in genere. Le sue parole colpiscono al cuore e devono essere rilette mentre proclamano “non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare al danno causato” e ancora “evitare che tali situazioni si ripetano e non trovino spazio per essere coperte”.

Incredibile davvero che ancora oggi possano esistere ambiti dove queste indicazioni vengono ignorate colpevolmente, dove i responsabili di istituzioni importanti ancora insabbiano, nascondono, provano ad affrontare il problema degli abusi semplicemente ignorando le vittime fino a quando non siano costretti a rendere loro l’attenzione dovuta.

Terribile è dover constatare che ancora talvolta le vittime non sono ascoltate o credute, vengono lasciate sole nel loro dramma, l’abusante non riconosce il male fatto, non chiede perdono, le istituzioni alle quali appartiene non eseguono corretti processi di ascolto, accompagnamento, supporto, nessun tipo di risarcimento o sostegno economico alla necessità di cambiare stile di vita radicalmente in età spesso avanzata.

Bisogna affrontare con trasparenza e celerità i casi accaduti. E’ gravissima la tendenza a nascondere, a sperare che le vittime dimentichino o non abbiano le forze e il coraggio di avviare le necessarie procedure giudiziali, siano esse canoniche o penali o civili. La responsabilità non è mai del singolo abusatore, ma sempre nella collegialità dell’istituzione ove ha potuto operare indisturbato. Affrontando collegialmente ogni caso e rendendolo un problema di tutti possiamo tentare di risolverlo e fare in modo che non si debba più ripetere.

Gli abusi vengono compiuti nei confronti di persone minorenni e di adulti definiti “vulnerabili”. Facile per tutti comprendere cosa siano i minori e per quali motivi le conseguenze degli abusi per loro siano così importanti. Potremmo dire semplicemente che oggi sembra incredibile che ci siano voluti vent’anni per rendersene conto e che ancora l’abuso nei loro confronti sia così presente.

Meno semplice è comprendere la posizione degli adulti, sulla quale desidero soffermarmi.

E’ persona VULNERABILE ogni persona in stato di privazione della libertà personale che di fatto ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa. Adulto vulnerabile è una persona che non è in condizione di decidere con consapevolezza, libertà e responsabilità dei propri atti e di quelli altrui, a causa di limitazioni di natura psichica o fisica, temporanee o permanenti.

L’abuso avviene sempre all’interno di una relazione tra un adulto e una persona vulnerabile per una situazione di debolezza e fragilità legata ad un momento della sua vita. Tale relazione non è mai un rapporto alla pari per via della differenza di potere che la caratterizza.

Il potere esercitato dall’abusatore sfrutta una superiorità per età, ruolo o autorità e che può derivare dalla sua fama, il suo prestigio, la sua leadership anche spirituale e carismatica. Vengono manipolati i sottoposti con la propria competenza, intelligenza o con uso distorto e strumentale della Parola di dio e dei valori religiosi, con molta furbizia e se possibile con la prestanza fisica.

La persona sottomessa è così portata ad una situazione di dipendenza che la rende passiva e incosciente, avendo perso la propria capacità critica e di coscienza necessaria a tenere le dovute distanze. Chi abusa è capace di creare un contesto relazionale che assoggetta l’altro al proprio dominio, favorendo le condizioni di abuso. Anche qualora la vittima venga coinvolta in attività sessuali non caratterizzate da violenza esplicita esprimono comunque e sempre una violenza e determinano conseguenze negative per la persona abusata.

E’ necessario considerare che è possibile distinguere fra abuso fisico, sessuale, affettivo, psicologico, di coscienza, spirituale.

L’abuso sessuale in genere è l’ultimo anello di una catena di prevaricazioni sull’altro, sulla sua sensibilità e coscienza, nella sua libertà e capacità di discernimento, sulle sue scelte e i suoi giudizi. Si parla per questo di abuso di relazione, di fiducia, di titolo, di potere, abuso verbale, emotivo, fisico, psichico e anche spirituale.

L’abuso sessuale può avvenire in diversi modi e gradi, può consistere in una vicinanza che all’inizio non insospettisce ma che poi tende a diventare fastidiosa e ossessiva. Tenere a lungo le mani dell’altro nella propria, stare seduto vicino a lungo, tentare di baciare, abbracci e carezze in varie parti del corpo, manipolare e costringere a svestirsi, taccarsi e compiere atti autoerotici.

E’ ugualmente importante l’abuso da parte di un superiore nei confronti di chi si trova in posizione subalterna oppure è in formazione o si trova sotto direzione spirituale. L’abuso riguarda tutte le forme di condizionamento, prevaricazione e sopruso o comportamenti trasgressivi e oppressivi da parte di ecclesiastici nei confronti di persone che loro accompagnano spiritualmente o seguono nel sacramento della riconciliazione.

E’ importante sottolineare che i criteri per valutare la violenza subita non sono sempre oggettivi ma possono consistere nel vissuto soggettivo, la sofferenza e le conseguenze che permangono nella vita della vittima.

All’interno della Chiesa l’abuso può essere compiuto da membri del clero o di istituti religiosi così come anche da laici. Le realtà più a rischio sono soprattutto le istituzioni con leadership incondizionate e legate alla persona oppure istituzioni rette da logiche patriarcali fortemente autoritarie, ideologiche o fondamentaliste.

Ogni abuso avviene all’interno di una relazione costruita sulla fiducia reciproca, ciò che favorisce l’abuso è il potere che una persona esercita sull’altra riducendola ad un oggetto di cui servirsi per gratificare i propri insani bisogni. L’abuso avviene quando il rapporto inizialmente in disparità evolve poi negativamente in manipolazione e di potere, a causa della superiorità o del ruolo di autorità che l’abusatore riveste. E’ un processo di corruzione e trasformazione dell’autorità legittima in potere perverso, dominio, possesso di persone che si trovano in condizioni di vulnerabilità esistenziale o dipendenza.

L’abuso è sempre preceduto e preparato da un insieme di momenti atti a condizionare, influenzare e rendere sempre più dipendente la vittima prescelta.

Inizialmente la persona abusante elabora fantasie provocate da bisogni frustrati, desideri latenti e ferite esistenziali profonde. La sua coscienza perde progressivamente la capacità di valutazione morale alla luce dei valori e ideali di vita o semplicemente riferiti al rispetto degli altri. La sua sensibilità è sempre meno orientata all’amore secondo il cuore di Dio ma giunge a concedersi di passare dalla fantasia alla realtà cominciando con gesti di affetto apparentemente innocui. Superati i freni inibitori iniziali inizia a costruire intorno alla potenziale vittima un ambiente accogliente, amichevole, protettivo. Spesso con notevoli capacità manipolatorie, convince di essere affidabile ed elimina ogni dubbio sulle sue intenzioni.

Infine supera le resistenze della vittima creando un legame forte ed esclusivo attraverso attenzioni particolari, regali, privilegi, inviti esclusivi, promesse. Crea una relazione che intrappola la vittima chiudendole ogni possibile via di uscita per cercare aiuto e liberarsi della relazione stessa.

L’abuso è un processo complesso che richiede intelligenza e tempo. La scelta della vittima, il legarla gradualmente sempre più a se, dinamiche di avvicinamento che sembrano stabilire un rapporto preferenziale. Una attenzione premurosa o che sembra disinteressata, una straordinaria disponibilità a prendersi cura della vittima, una abilità nel far sentire la relazione esistente come qualcosa di bellissimo ma che non deve essere conosciuto da altri.

Una volta raggiunto il giusto grado di confidenza la persona abusante attua rituali di prova che verifichino la disponibilità della vittima e ottengano quella dipendenza che si prefigge e consolida così il legame.  Diventa l’unico riferimento per lei.

Tali azioni manipolatorie creano una profonda spaccatura nel profondo della persona con conseguenti confusioni e dissociazioni emotive e relazionali. La vittima vive emozioni contrastanti, di piacere e di colpa, vergogna e disprezzo per sé, orgoglio di essere privilegiata e apprezzata e impotenza e paura, angoscia e isolamento. Questa confusione ha come conseguenza un legame sempre più intenso, simile ad uno stato di schiavitù.

La manipolazione progressivamente invadente spinge la vittima ad isolarsi, prova un senso di rifiuto verso sé stessa. L’abusante diviene centrale nella vita della vittima, l’unica persona che può sollevarla e rassicurarla. La vittima costretta ad accettarlo come un segreto da proteggere, pur gravemente ferita si impone il silenzio per via di complesse dinamiche psichiche, la dipendenza, il senso di colpa, la vergogna, la paura di perdere i privilegi, paura di avere conseguenze più devastanti, timore infine che nessuno gli potrebbe credere.

Un aspetto molto importante è la violazione dell’intimità e interiorità anche spirituale della persona. Questa subdola manipolazione porta la vittima a fidarsi, a consegnarsi a colui che ne ha condizionato l’intimità, nella convinzione che nessuno potrebbe comprenderla.

E’ importantissimo che la vittima sia creduta e protetta immediatamente, che l’abuso sia riconosciuto da chi ha responsabilità di verifica e gestione del gruppo. E’ decisivo che vengano offerti aiuti professionali competenti.

MENO DI UN TERZO DELLE VITTIME RIESCE A SUPERARE LE GRAVI CONSEGUENZE DELL’ABUSO, MENTRE DUE TERZI NE SOFFRONO PER TUTTA LA VITA CON DISTURBI PSICHICI, PSICOSOMATICI, RELAZIONALI, COMPORTAMENTALI E SPIRITUALI.

L’abuso (psichico, di coscienza, affettivo, fisico, sessuale) destabilizza con conseguenze negative che interferiscono sullo sviluppo della persona, con distorsione della visione del mondo e della speranza di un futuro migliore. Le funzioni che vengono ferite sono l’autostima, l’adattamento alla realtà, il bisogno di sicurezza affettiva, la capacità di legami stabili, la resistenza ad affrontare situazioni di stress, la capacità di fidarsi dell’altro e di credere nella vita. Le emozioni potenzialmente pericolose sono la vergogna, il disgusto per la propria persona, l’umiliazione, il dolore, la frustrazione, la delusione, la rabbia, la paura, la colpa, la tristezza, il senso di solitudine, l’identità e la stima di sé.

Spesso inoltre la vittima vive ripercussioni in ambito familiare, sociale e vocazionale. Anche quando le ferite guariscono, rimane sempre la cicatrice. “LE FERITE NON CADONO IN PRESCRIZIONE – Papa Francesco”.

Le conseguenze di un abuso possono realizzarsi in ambito psicologico (angoscia e paura, crisi di panico, tristezza di fondo, senso di frustrazione, sfiducia di sé) oppure fisico (Ematomi, perdite di sangue, dolori addominali, infiammazioni o infezioni dell’area genitale, nausea, diarrea). Oppure anche psico-sociale (isolamento in ambito familiare, abbandono di hobby e compagnie, attaccamento eccessivo ad una persona, difficoltà a instaurare rapporti di amicizia) o comportamentale (reazioni di non gradimento a contati fisici, disturbi del sonno, perdita di appetito, peggioramento nel rendimento lavorativo e varie altre tendenze patologiche) od anche spirituale (distorsione dell’immagine di dio, crisi di fede, crisi di vocazione. Occorre molto tempo per restituire una corretta immagine di Dio).

Occorre il coraggio di affrontare la verità e la capacità di farlo in tempi rapidi coinvolgendo appieno la vittima in ogni fase dei procedimenti. L’intera collettività dell’istituzione coinvolta deve rendersene carico. Il rimorso, la vergogna per l’accaduto e la richiesta di perdono devono essere atti pubblici e collegiali. L’offerta di sostegno e accompagnamento non può che essere il primo obiettivo dal momento in cui si viene a conoscenza dei fatti, come la richiesta di perdono. E poi il coraggio di una seria riforma di tutti quegli ambiti che hanno potuto portare ai fatti accaduti.

L’abuso non è spiegabile come fatto individuale o isolato. Avviene all’interno di una relazione di potere in un ambiente che lo consente. Il potere e la posizione sociale o ecclesiale degli abusatori, l’autorità da essi esercitata e vissuta assumono un ruolo decisivo.

Quando le istituzioni agiscono in difesa, con furbizia e mediante l’ausilio di professionisti di chiara fama rendendo molto difficile il percorso della vittima, fanno davvero molto male alla Chiesa ed estendono il dolore causato alla vittima gravandosi di enormi responsabilità.

Oggi nessun sacerdote, nessun consacrato o laico che abbia una qualche responsabilità di accompagnamento spirituale soprattutto di giovani in ricerca vocazionale, può permettersi di non essere adeguatamente preparato sul tema degli abusi. Non esiste ignoranza su questo, la conoscenza di questi sussidi, studi, trattati, frutto di ventennale lavoro di indagine e approfondimento deve essere presente al punto che la sua mancanza configura una colpa e una responsabilità istituzionale assai grave.

Per scaricare il SUSSIDIO originale, dal quale provengono molti degli elementi descritti in questo articolo:   https://tutelaminori.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/51/Le-ferite-degli-abusi-paginasingola.pdf

Emanuele,  7 luglio 2025

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