Dedico questa pubblicazione, e le prossime di approfondimento sul tema, alla Chiesa nella quale spero e credo. Sono convinto che sia stato raggiunto un livello sufficiente di consapevolezza del problema e di rispetto delle vittime, siano esse minorenni come anche adulti vulnerabili. Ci sono voluti un paio di decenni almeno, con relative sofferenze di molti che hanno atteso e sperato, ma ora finalmente ci si rende conto appieno del problema e sono state poste le basi perchè vengano destrutturate le condizioni che lo hanno reso possibile a lungo .
Richiamo con forza a questo anche l’OpusDei, istituzione che mi ha accompagnato in un lungo tratto della mia vita ma che, a mio parere, non ha ancora raggiunto il livello a cui ho accennato poco sopra. La difesa del buon nome, della buona fama e della pubblica immagine sono obiettivi comprensibili ma pericolosi se prevalgono su ogni altro aspetto.
E’ necessario accertare e ricercare la verità su quanto accaduto, con coraggio e trasparenza e soprattutto con celerità evitando di sperare che il tempo affievolisca il problema. E’ necessario chiedere perdono, ascoltare e capire profondamente le vittime, intervenire prontamente e con coraggio per rendere giustizia, sostenere le vittime (minori e adulti vulnerabili) con riparazioni non solo economiche.
Senza questi elementi assisteremo ancora una volta ad un sistema che spera che si possa preservare una immagine che è in realtà una maschera, per quanto luccicante e dorata pur sempre fasulla.
Il Rapporto Annuale elabora le migliori politiche e procedure, ferma l’attenzione sulle indicazioni di cosa è necessario fare in presenza del problema. Necessario: non auspicabile. Non consigliabile, ma necessario. Incomprensibile come ancora oggi e davanti a documenti di questa portata ci possano essere aree o istituzioni della Chiesa che non seguono queste indicazioni e cercano di mascherare il problema sotto una patina di finzioni solo apparentemente allineate con le indicazioni del diritto canonico.
Di seguito riporto alcune parti estrapolate dal rapporto, senza implementazioni né modifiche:
La Pontificia Commissione per la tutela dei minori TUTELA MINORUM ha elaborato in Ottobre 2024 il RAPPORTO ANNUALE sulle politiche e le procedure della chiesa per la tutela con riferimento al periodo dell’anno 2023.
Questa commissione ha ricevuto mandato da Papa Francesco con queste parole: “Annualmente vorrei che mi preparaste un rapporto sulle iniziative della Chiesa per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Questo potrà essere difficile all’inizio, ma vi chiedo di incominciare da dove sarà necessario in modo da poter fornire un rapporto affidabile su ciò che sta accadendo e su ciò che deve cambiare, in modo che le autorità competenti possano agire. Tale rapporto sarà un fattore di trasparenza e responsabilizzazione e – mi auguro – darà un chiaro riscontro dei nostri progressi in questo impegno. Se i progressi non dovessero esserci, i fedeli continuerebbero a perdere fiducia nei loro pastori, rendendo sempre più difficile l’annuncio e la testimonianza del Vangelo”
Emergono dalla lettura della sintesi introduttiva le principali risultanze del lavoro svolto finora dalla commissione, fra le quali due in particolare mi colpiscono:
punto 1) La necessità di promuovere meglio l’accesso delle vittime/sopravvissuti-e alle informazioni così da affrontare il problema dell’opacità dei processi canonici come fonte di ritraumatizzazione. Dovrebbero essere studiate misure che garantiscano il diritto di ogni individuo a qualsiasi informazione che lo riguardi, massimamente le circostanze e le responsabilità relative al caso di abuso — nel rispetto delle leggi e dei requisiti in materia di protezione dei dati.
Punto 6) La necessità di studiare i danni e le politiche di risarcimento per promuovere un approccio rigoroso alle riparazioni, come parte dell’impegno della Chiesa nel percorso di guarigione delle vittime/sopravvissuti-e.
L’efficace SINTESI delle principali RISULTANZE della commissione pone l’attenzione sugli sforzi compiuto dalla Chiesa per edificare una CULTURA DELLA TUTELA concentrandosi sulle procedure e sui meccanismi stabiliti per proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili.
La Commissione riconosce che tra le principali priorità per coloro che sono stati colpiti da abusi vi è l’accesso alla verità. In linea con la richiesta di una trasparenza sempre maggiore si dovrebbero esplorare misure che garantiscano a qualsiasi individuo il diritto alle informazioni — conservate presso qualsiasi istituzione della Chiesa — a lui/lei connesse, in particolare le circostanze e le responsabilità relative al loro caso di abuso, con la dovuta attenzione alle leggi e ai requisiti concernenti la protezione dei dati. Vengono proposti, quali esempi, alla considerazione e allo studio da parte delle istituzioni competenti della Curia Romana un Procuratore per la parte lesa e un ruolo paragonabile alla funzione di un Ombudsman. Questo studio e questa considerazione dovrebbero essere coerenti con l’articolo 8, §1 della Costituzione Apostolica Praedicate evangelium.
Vi sono, inoltre, varie fonti normative che affrontano la questione della vulnerabilità negli adulti/e, rendendone occasionalmente la definizione e l’applicazione nelle disposizioni in materia di tutela diverse nei vari contesti. Deve essere sviluppata una definizione più uniforme di vulnerabilità e per coadiuvare tale ricerca dovrebbe essere condivisa l’esperienza acquisita attraverso l’esercizio delle funzioni giudiziarie con un livello di dettaglio sufficiente a promuovere esiti giuridici coerenti e uniformi in tutte le aree del mondo.
E La Commissione ribadisce l’importanza del risarcimento per le vittime/sopravvissuti-e, quale impegno concreto per il loro percorso di guarigione. Il risarcimento nella Chiesa non si riduce ai soli aspetti finanziari, ma comprende uno spettro di azioni molto più ampio. Infatti, come testimoniato dal lavoro locale della Commissione, diversi aspetti, come il riconoscimento degli errori, le scuse pubbliche e altre forme di vera vicinanza fraterna alle vittime/sopravvissuti-e e alla loro comunità, sono spesso persino più importanti. A questo fine, la Commissione indagherà il pilastro delle riparazioni nella prossima edizione del Rapporto Annuale per meglio presentare tutti questi bisogni. Ciononostante, le riparazioni economiche rimangono particolarmente rilevanti e la Commissione continuerà ad offrire la sua cooperazione agli organismi chiave della Chiesa così che procedure standardizzate e conosciute vengano più esaurientemente sviluppate.
Il rapporto annuale si sviluppa per facilitare un processo di conversione della Chiesa che include due principali fasi:
La prima consiste nell’allontanamento da tempi di abusi diffusi, frequentemente mal gestiti o celati.
La seconda riguarda la gestione corretta delle conseguenze della cattiva gestione dei casi, fornendo assistenza alle vittime.
Entrambe richiedono esercizio della verità, della giustizia, delle riparazioni e delle garanzie di non ricorrenza. Dire la verità continua ad essere importante mentre la giustizia e le riparazioni verso le vittime diventano persino più rilevanti allorquando le vittime possono presentarsi in numero crescente in forza dei casi passati verificatisi nel corso di molti anni.
Dire la verità è particolarmente importante nel caso di abuso sessuale data la sua natura di atto tipicamente perpetrato in privato e tenuto segreto. Il dominio esercitato dagli abusanti sulle vittime si esprime spesso attraverso manipolazioni volte a ridurre le vittime al silenzio, portandole conseguentemente e spesso inesorabilmente ad interiorizzare una vergogna ed uno stigma auto-colpevolizzanti. Dire la verità sull’abuso costituisce la base per garantire l’esercizio della responsabilità istituzionale, la giustizia, la riparazione, la guarigione delle vittime.
I perpetratori dell’abuso e coloro che lo hanno reso possibile hanno commesso false dichiarazioni quale modello coerente di infedeltà a Dio, posto in essere con negazioni e insabbiamenti di quanto fatto alle vittime.
Per le vittime tuttavia i processi civili e canonici possono essere difficili, lenti e persino di continua vittimizzazione con la loro tendenza a vertere per lo più sulle accuse e sui colpevoli piuttosto che sui bisogni presenti delle vittime e sulla loro necessità di essere adeguatamente ascoltate, accompagnate e sostenute. La giustizia non può esistere al costo di ulteriori traumi.
Papa Francesco ha anche invocato una “spiritualità della riparazione” indicando come quest’opera richieda l’ascolto attento delle vittime. Il ruolo delle scuse, formali e informali, è strettamente legato alla necessità dell’ascolto. La richiesta di perdono rivolta alle vittime é mezzo per la guarigione.
La riparazione si riferisce alle vittime e non alla restaurazione dei perpetratori che deve essere trattata separatamente.
In conclusione faccio mie le parole di una vittima: “Non capisco come non si siano commossi per la nostra sofferenza, se ci si commuove anche per un cane affamato per strada, perché non hanno avuto commozione nel sapere che tanti di noi stavano soffrendo lì dentro; perché non hanno fatto nulla? Se la Chiesa non si prende cura di noi vittime, e ancor meno delle nostre famiglie, come è possibile che la Chiesa riavvicini a sé chi si allontana se è la Chiesa stessa che ci ha chiuso le porte in faccia?”
Per visualizzare il RAPPORTO ANNUALE della Pontificia Commissione per la tutela dei minori TUTELA MINORUM: https://www.tutelaminorum.org/wp-content/uploads/2024/10/Italian-RA-Version-Digital-2024-1.pdf
Emanuele, 30/06/2025