IL MINUTO EROICO

UNO SGUARDO ALL’INTERNO DELL’OPUS DEI

Intervista (https://www.youtube.com/watch?v=9oj7i98wqmI) del giornalista PEDRO SALINAS a MONICA TERRIBAS, giornalista e regista del documentario “IL MINUTO EROICO” pubblicato sulla piattaforma Max.  (Giornalista spagnola, professoressa ordinaria all’Università Pompeu Fabra. Dal 2008 al 2012 è stata direttrice della Televisió de Catalunya e l’anno successivo redattrice del quotidiano Ara. Da settembre 2013 a luglio 2020 è stata conduttrice e direttrice di El matí de Catalunya Ràdio)

Il 7 febbraio 2025, la piattaforma Max ha presentato in anteprima una scioccante serie di documentari: The Heroic Minute: I Also Left Opus Dei. Questa produzione, diretta dalla nota giornalista Mònica Terribas e sviluppata da The Mediapro Studio, offre uno sguardo inedito all’interno di una delle istituzioni più ermetiche della Chiesa Cattolica.

TRAILER FILM: https://mubi.com/it/films/el-minuto-heroico/trailer

Tredici testimonianze, la stessa ferita

La serie è composta da quattro episodi che danno voce a tredici donne provenienti da Spagna, America Latina, Irlanda e Regno Unito, che condividono per la prima volta le loro esperienze all’interno dell’Opus Dei. Queste donne denunciano abusi psicologici, religiosi ed economici che hanno subito per anni nell’istituto.

Una narrazione potente

Lo spettacolo alterna vere e proprie interviste a drammatizzazioni con protagonista l’attrice Claudia Traisac, che permette di ricostruire le esperienze dei protagonisti: l’ingresso nell’adolescenza, l’isolamento dalle famiglie, la vita sotto rigide regole di preghiera e lavoro non retribuito e, infine, il doloroso processo di uscita.

Cosa significa “Il minuto eroico”?

Il titolo si riferisce al momento esatto in cui ognuno di loro ha deciso di lasciare l’Opus Dei. Quel “minuto eroico” rappresenta un atto di coraggio e di rottura con quello che, fino ad allora, era stato il suo ambiente, la sua identità e la sua famiglia spirituale.

D: Per chi non avesse ancora visto IL MINUTO EROICO, di cosa si tratta e perché è importante che le persone conoscano le storie di queste donne che sono esposte nel documentario

R: Il documentario racconta la storia di 13 donne di diversa età, diversi paesi e che hanno vissuto come numerarie, come aggregate o come numerarie ausiliarie nell’Opus Dei che è una istituzione della Chiesa cattolica, fondata in spagna nel 1928, che aveva come obiettivo essere santi in mezzo al mondo, prima con gli uomini e poi è stata creata la sezione femminile qualche anno dopo.

Questa è la storia che 13 donne hanno vissuto in Spagna, in Irlanda, in Messico, in El Salvador, anche in Argentina. Quindi sono le esperienze di donne che credevano fermamente in ciò che l’opera proponeva, la loro esperienza dentro l’istituzione le portò a una situazione di collasso e di convinzione che ci fosse tato abuso spirituale, coercizione psicologica, abuso sul lavoro e una violazione dei diritti fondamentali come modellare al tuo cervello in modo che finiscano per annullarti la personalità.

Questo è quello che raccontano in quattro episodi in cui intervengono anche esperti, psicologi clinici, persone esperte di queste questioni, persone che l’avvocato Sebastian Salde dall’Argentina, che ha condotto una denuncia contro l’opus dei per sfruttamento lavorativo delle numerarie ausiliarie e che contribuisce anche alle riflessioni proposte dal MINUTO EROICO.

Non è una serie di documentari contro l’opera, ma per far riflettere quelle persone che in buona fede sono in prima linea nell’opera e possono lavorare per correggere gli abusi chiaramente denunciabili.

D: Ho due amici sacerdoti nell’opus dei, uno peruviano e l’altro spagnolo. Mi dicono che tutte queste cose sono cambiate in tempi recenti.

R: Purtroppo il documentario dimostra che non è così, perché tre protagonisti del MINUTO EROICO hanno 26 anni, non arrivano a 30 anni. Nel secondo caso, Marta, Belèn e Marina sono persone molto simpatiche, giovani. Non stiamo parlando di persone che hanno 40 o 50 anni. Quindi temo che alcuni dei problemi sono modificati solo nella forma. Per esempio il discernimento. Quando una persona adolescente chiede l’ammissione all’opus dei, diventa un “aspirante” e non legalmente un membro dell’Opus Dei. Può darsi che ora si insista su questo, la porti ad essere convinta. Probabilmente è diverso da quello che Belèn o Marta hanno vissuto 4 anni fa, ma è evidente che il processo di discernimento che fa una persona di 14 anni, adolescente, anche con il consenso dei genitori, famiglia di soprannumerari o qualunque sia il contesto, deve rispettare le norme. Comincia a vivere sotto una dinamica di funzionamento che è inappropriato per una/un 14enne.

A 14 anni nessuno si impegna a vita con una consapevolezza e maturità personale sufficiente e quel processo richiede poi l’età adulta, giusto? Perché una persona decide se sarà celibe per tutta la vita. Ma anche se sei aspirante, anche se sei solo iscritto in quella fase e poi diventerai membro effettivo dell’Opus Dei, la tua vita sta già andando lungo alcuni canali dove il tuo discernimento è condizionato dalla tua vita all’interno dei club, nei centri, occupandosi tutto il giorno delle regole che costituiscono, come sai e sicuramente come sanno anche una parte delle persone che ci stanno ascoltando (leggendo), un modo di vivere molto orientato perché tu possa diventare pienamente un membro dell’Opus Dei. Uomini e donne perchè questo è sperimentato dagli uomini e anche dalle donne.

D: Ora parlami del caso della disciplina, del cilicio, le frustate, la mortificazione corporale, che continua.

R: Le mortificazioni continuano, si. Potresti dire: bene, questo succede in generale. Molte persone si mortificano. La mortificazione corporale, disciplinare il proprio corpo non è una cosa esclusiva dell’Opus Dei, tutt’altro. E quindi non è la parte più scandalosa se vuoi. Perché alla fine una persona dovrebbe fare ciò che vuole con il proprio corpo, qualunque cosa voglia con la sua volontà. Ma la questione delle discipline e dei cilici che sono una parte di quello che accompagna la disciplina, è relativa a quando ti indebolisce mentalmente. Quando tu sei soggetto ad una disciplina di due ore di utilizzo di un cilicio, anche se volontaria, questo accade perchè quando tutto ciò che ti circonda va nella stessa direzione e dici: Si, si, mi sono sottoposto liberamente a questa disciplina a 15 o 16 o 17 anni. Nessuno mi ha obbligato. Certo che no, non c’erano pistole sulla testa di nessuno, ma tutto il condizionamento che esiste intorno a te perché la tua vita ruota intorno ai club, ai centri, giorno per giorno, ti porta ad applicare ciò che tutti fanno e che ognuno fa perché Dio lo chiede e perché è un bene per lo spirito dell’opera, giusto?

Quindi la mortificazione corporale direi che è una delle cose che lasciano meno traccia, anche se fatto per anni da quel membro dell’opera. Perché ciò che lascia il segno è il fatto che la tua testa non è più strutturata per prendere decisioni secondo i tuoi criteri, ma secondo i criteri dell’opera. Così ne diventi parte come un’altra pedina, come diremmo nel linguaggio dell’opera, come uno strumento della famiglia per servire l’Opus dei.

D: ciò che descrivi è una manipolazione coercitiva, manipolazione psicologica, una specie di abuso spirituale. Stai descrivendo una setta.

R: Quello che succede è che forse a causa della mia età, io ho 57 anni, ho vissuto come giornalista molte esperienze lavorative perché ero in prima linea in radio, in televisione per molto tempo. I comportamenti coercitivi esistono in tutte le istituzioni dove sono coinvolte le persone, dove ci sono messia o persone con capacità seduttive, per sedurre le persone che credono in loro e fargli fare quello che vogliono annullando il loro giudizio perché il bene di quella istituzione, partito, organizzazione, fondazione, dagli la forma che ti seduce o pensi che abbia più capacità di te. Questi comportamenti coercitivi sono presenti in tutta la società, perché l’ego umano spesso porta le persone a voler credere in qualcuno che ti seduce o pensi abbia più capacità di te o più visione di ciò che è buono e di ciò che non lo è.

Pertanto io resisto molto a dire: “questa è o non è una setta”, perché credo che ci siano comportamenti settari in tutte le condizioni di organizzazione sociale. Tocca alla giustizia decidere cosa è una setta e cosa no, se devono essere fermati o no. Non a una giornalista.

Ora è il momento di segnalare le violazioni di diritti per far emergere realtà che sembrano ingiuste e che sembrano denunciabili. E a partire dalle persone che hanno la responsabilità di quella istituzione, chiedo alla giustizia, alle procure dei paesi ma soprattutto al Vaticano che analizzi se c’è stata o no qualche violazione e se esiste o meno una possibile classificazione  di setta, in qualsiasi organizzazione che si chiami Opus dei o si chiami sodalizio o come vuoi.

D: Certo, ma in un’organizzazione quale che sia non c’è nessuna porta chiusa, tu lasci quando vuoi quel centro o quel posto di lavoro o qualunque cosa sia e tu vai a casa o al parco e rompi con tutto questo. Qui stiamo parlando di persone che vivono per questo, che gli dedicano la loro vita.

R: Però è quello che succede anche alle suore, ai sacerdoti, a tutte le persone non secolarizzate. Il problema nel caso dell’Opus Dei è che si tratta di un caso di laici nel mezzo del mondo, però in mezzo al mondo non ci sono numerari e numerarie o se ci sono lo sono solo parzialmente perché tornano a vivere nei centri, tornano alla disciplina, dormono in case con altri numerari, sono soggetti alla disciplina dell’istituzione.

La linea per la differenza fra i profili, perché se ci stanno ascoltando (leggendo) famiglie di soprannumerari diranno “ io ho tagliato con la mia libertà, ho deciso di essere soprannumerario. Se si analizza il processo attraverso il quale ha deciso di diventare soprannumerario forse è perché non hanno mai promosso per lui la vocazione di numerario perché il processo di induzione alla vocazione nell’opera è molto chiaro. Io ho parlato per molto tempo e intervistato membri dell’opera e ex membri dell’opera, uomini e donne. Non ho incontrato nessuno che mi abbia detto di essere entrato sapendo quello che voleva essere. In alcuni casi volevano essere questo e hanno finito per essere altro, entrambi in relazione a ciò che volevano studiare, a come volevano vivere la loro vita.

E’ vero che le suore o i preti finiscono per vivere una disciplina all’interno di una istituzione. Nel caso dell’opera sono laici che decidono di vivere il celibato, la povertà, l’obbedienza all’interno di una organizzazione che indica di non dire nulla fuori dalle porte dell’opera sul fatto di esserne parte.  In generale c’è molta segretezza riguardo all’opera.

D: uno dei casi che più attira l’attenzione del MINUTO EROICO, è il caso delle numerarie ausiliarie, è molto forte, perché sono una sorta di schiave dell’organizzazione.

R: Si, ma a volte dimentichiamo che in questo mondo di disuguaglianza permanente economica e sociale in cui viviamo, ci saranno persone che avranno visto il MINUTO EROICO e avranno pensato: “Oh, le numerarie ausiliarie, Che schiavitù, che vita!”. E invece le persone che hanno lavorato in alberghi o in case private, spesso provenienti da altri paesi e non adeguatamente assunte, che fanno maratone lavorative e non hanno riposo, vivono circostanze molto simili a quelle delle ausiliarie.

Qui la questione è: quando Josemaria Escrivà, lo affermano gli statuti dell’opera, decide che c’è una categoria all’interno dei membri dell’Opus Dei, che è la numeraria ausiliaria, che è per servire gli altri, pulire, cucinare, stirare, fare l’amministrazione. La chiamano amministrazione, Lui parla dell’amministrazione come sembra che scenda dal cielo l’amministrazione che ci gestisce. No, sono donne, mai uomini, donne che lavorano l’intera giornata lavorativa, ora c’è un contratto ma allora non c’era, come sai, e che consegnano tutto il frutto del loro lavoro all’opera, che per decenni non hanno avuto contributi e che quando se ne vanno non sono elencate in nessun sito accreditato. Da lì la denuncia delle 43 ausiliarie e di tutte quelle che sono nel MINUTO EROICO come ausiliarie.

E’ vero che ci sconvolge e diciamo: “Oh cielo, è schiavitù”. Ma credimi quando ti dico che avendo parlato con aggregati, numerari e numerarie, la conseguenza dell’essere stati nell’opera e aver sofferto abusi spirituali e la situazione di vulnerabilità psichica, ti direi che il fatto di aver svolto faccende, lavori domestici, per loro è la cosa meno importante. Non è quello che li ha colpiti maggiormente. Quello che li colpisce è proprio il fatto di non essere considerati come esseri liberi. E poi quando te ne vai, smetti di spazzare, smetti di strofinare, smetti di pulire 24 ore 7 giorni a settimana, oltre a preparare e svolgere attività. Ma la tua vita che senso ha allora? Quando sei stato programmato per tutta la vita per fare ciò? E’ questo il peso, è spiegato bene nel quarto episodio. Io dico sempre che chi guarda il MINUTO EROICO e che lo vede fino alla fine, perché è alla fine che escono le conseguenze psicologiche. Perché alla fine le persone che lasciano l’Opus Dei, comunque ne escano più o meno bene, in nessun caso parlano di desiderio di vendetta. Parlano della loro esperienza e basta, ma tutti hanno difficoltà a imparare di nuovo a vivere.

E imparare a vivere non significa quanto guadagno, perché quando uno tocca il fondo si adatta a tutto. Ma per decidere della mia vita, non ho avuto relazioni sociali con le persone, non so relazionarmi, non ho potuto avere amicizie, trovo difficile fare collegamenti. Ho difficoltà a prendere decisioni per me stesso, perché tutta la vita come numeraria ho obbedito. Obbedire, sopra a tutto. Sono sempre stata un tappeto per gli altri. Considerare che valgo tanto quanto la persona che mi sta accanto è un percorso più difficile che smettere di spazzare o cucinare, perché puoi adattarti a questo, dare un nuovo senso lavorativo alla tua vita, quanto più anni di età ci sono tanto più ci sono difficoltà per poter rientrare nel mercato del lavoro.  Ma ciò che è difficile è riprenderti la testa, vero? Il discernimento della vita. Alla fine sapersi relazionare con le persone e saper avere intelligenza emozionale e mille cose di cui abbiamo bisogno per sopravvivere in questa giungla umana che abbiamo complicato così tanto.

D: Personalmente quante storie hai? Dove sei stata più colpita, emozionata.

R: Ti dico che per me è molto difficile. E’ come chiedere a un genitore di scegliere tra i suoi figli. Delle 13 donne, comprese quelle che hanno nomi ma non escono pubblicamente e quelle che hanno parlato e sono nei documentari, anche se non sono le protagoniste per mille motivi compreso il proteggerle, tutte hanno un impatto. Perché vedi una ragazza ogni giorno nei centri universitari, in una scuola, che si provoca disturbi alimentari per poter rimanere nel rispetto delle regole. O vedi Maria o Rachele in Messico o Licia in Salvador oppure Cecilia una numeraria convinta, 35 anni nell’opera con la convinzione che questa fosse la sua vocazione e che voleva cambiare le cose che ha visto e che non funzionavano, e l’ha detto e ha lottato ma non ci sono riuscite. Queste storie non le scegli tu, queste storie toccano la tua anima. Fatima scopre la propria sessualità e scopre che le piacciono le donne e che all’interno dell’opera è considerata una malattia e che nel 21mo secolo ancora lì si dicono quelle cose.

Scegliere tra queste donne che sono protagoniste del MINUTO EROICO è impossibile, perché riconosco in tutte il coraggio, l’intelligenza di poterlo spiegare bene. Sono loro che parlano, io non appaio nel documentario, per niente. Sono loro che lo hanno fatto e la loro vita mi ha toccato.

Voglio dire, Tina, quella Irlandese, beh abbiamo pianto molto insieme quando abbiamo finito l’intervista perché ti ferisce l’anima vedere il dolore.

E’ quel dolore per la carità Cristiana, io penso che avrebbe meritato che il prelato dell’Opus Dei avesse risposto a queste donne, che è ciò che gli era stato chiesto.

Io vi porto le testimonianze di queste donne, ascoltatele e rispondete.

Io penso che ci sia una cosa nella dottrina Cristiana che condivido, che è la carità verso il dolore degli altri. Quando qualcuno soffre non è abbastanza fare una dichiarazione in cui si chiede scusa. E’ necessario qualcosa di più di questo per essere davvero credibile.

D: Cosa dovrebbe accadere all’Opus Dei? Con Papa Francesco ci sono stati almeno un paio di incontri con il prelato Fernando Ocàriz. E naturalmente la morte del Papa ha dato loro una specie di sollievo perché hanno detto: “bene, ora lasciamo lì gli statuti o le costituzioni”. Però questo nuovo Papa ha sorpreso nel riprendere quegli incontri come per dire: “Non ho dimenticato”.

R: Leone XIV, Robert Prevost, ha molte buone cose per la Chiesa Cattolica. La prima è che conosce molto bene la comunità latino americana, logicamente il Perù dove per più anni ha svolto il lavoro pastorale come Preposto. Ma conosce bene gli Stati Uniti, conosce bene l’Europa. Questo è molto importante per la Chiesa in questo momento. E per una istituzione come l’Opus Dei ancora di più, perché sa che è una istituzione che è presente in Europa, America latina, Stati Uniti, Asia, Africa, Ecc.

Questo da un lato. Secondo, il lavoro che è stato fatto in Perù e di cui ha una parte importante di responsabilità con la persecuzione degli abusi nel caso della congregazione e in tutto quello che ha significato, nell’investigare inviato direttamente da Papa Francesco a persone come Jordi Bertomeu, ha lavorato per garantire e rendere giustizia alle vittime e li ha ascoltati. Questo Leone XIV lo sa molto bene. Sa anche che a meno di due settimane dal suo nuovo papato, Leone XIV ha chiamato il moderatore dell’Opus Dei Fernando Ocàriz e non lo chiamò più prelato ma moderatore. Solo con questo gesto Leone XIV sta dicendo all’Opus Dei: “supporto l’eredità di Papa Francesco”, tale e quale. Con questa parola, la parola “moderatore”.

E dice loro: “continuate il cammino, che Papa Francesco sia morto non significa che non devi più seguire il percorso che ti ha chiesto e che ti chiedo di nuovo, abbiamo bisogno che l’istituzione corregga tutti gli errori che ha commesso”. E un modo per correggere questo è approvare nuovi statuti che obblighino l’istituzione a raddrizzare i percorsi che vanno storti. E, guarda, la strada è una parola molto appropriata in questo caso.

D: Una domanda elementare: perché IL MINUTO EROICO? Ho letto qualcosa sull’Opus Dei, non sapevo che questo esisteva. L’ho scoperto tramite la giornalista argentina Paula Vistano, che ne parlava nel suo libro “Serviamo – Ti servirò”.

R: La parola originale “Serviam” in latino, è quello che dicono i membri dell’Opus Dei quando al mattino è l’ora della sveglia. Saltano giù dal letto, baciano il suolo e dicono Serviam, ti servirò Signore.

Il Minuto Eroico è quel gesto della prima ora della mattina, è quello che sdegna che la tua giornata sarà dedicata al rispetto di tutte le norme per il tuo lavoro, dei tuoi obblighi familiari o altri obblighi di tutti i tipi per seguire la volontà di Dio attraverso le regole dell’opera. Quindi il minuto eroico non è anedottico, è un atto di fortezza perchè non siamo pigri e funziona. Il minuto eroico segna che il tuo corpo e la tua mente è al servizio dell’opera dal mattino presto fino a che non sta per dormire. E ciò implica un ritmo di vita fisico e mentale che indebolisce il corpo e indebolisce il pensiero. Perchè se vivete tutto il giorno rispettando le regole e pensate “devo fare un esame di coscienza, devo confessare, devo andare a Messa, non posso parlare, tempo di silenzio, e così via, ti abitui a non decidere più niente tu, perché è impossibile.

Cecilia lo racconta molto bene nel MINUTO EROICO, dice: “Le ore non tornano perché se segui tutte le regole e fai tutto il lavoro che devi fare la testa smette di funzionare come dovrebbe, perché non hai la capacità di avere quel discernimento che è necessario, devi fare le cose con un poco di libertà. Ti manca il pensiero critico”.

Il MINUTO EROICO si chiama così, ed è spiegato nel terzo episodio della serie, perché è il momento in cui se ne vanno, decidono di andare. E io lo chiamo minuto eroico. E’ una decisione super difficile per qualsiasi persona che sia membro dell’opera, del dire, nonostante tutto, i rimpianti, il sentimento di colpa che ho per aver fallito come membro dell’Opus Dei, pensando che ci sono dentro persone che amo con tutto il cuore, che sono lì da trent’anni lottando per essere la miglior numeraria, la miglior ausiliaria, la miglior aggregata. Non ce la faccio più, devo andare.

C’è una cosa che mi sconvolge davvero, che in moltissimi casi mi sono resa conto che non volevano morire dentro l’Opus Dei. Questa chiara visione è il minuto eroico, perché è molto difficile prendere quella decisione.

D: Sembra che è molto facile entrare, ma è molto difficile uscire, decidere di rompere con l’istituzione.

R: Io credo che il minuto eroico sia salutare pensarlo anche se non ti interessa l’Opus Dei, perché ritrae molto bene come le istituzioni ti possono rapire, quando fai un mestiere che ti prende la testa, che potrebbe non essere come tu lo avevi sognato, dove l’inerzia della vita quotidiana ti porta ad entrare, comprese le contraddizioni, in questo meccanismo, in questo ritmo fondamentale che permette alla tua vita di non essere quello che tu vuoi. Perché sei dentro e sei dentro e sei dentro e costa molto uscire.

E cosa succede ai membri dell’opera, o della confraternita o dei testimoni di Geova, o qualsiasi altra istituzione, è che non è difficile entrare perché ti innamori di un muovo progetto, quello che ti dicono sempre quando ti invitano ad una festa è che il cibo sarà fantastico. Poi quando chiudono le porte il menu potrebbe cambiare ma già sei dentro.

Puoi riuscire facilmente a trovare il modo di poter aprire le porte e vai via, ma tu sei stata qui dentro per tutta la vita, collegata a quello, l’intero l’ambiente mancante, la tua famiglia ha smesso di avere contatto con te perché ci andavi solo a Natale, i tuoi amici si sono sposati, i tuoi vincoli emozionali e familiari sono scomparsi e tu sai che devi uscire da lì. Non sai che vita sociale avrai perché non hai degli amici, non hai altro modo di guadagnarti da vivere che quello che hai imparato lì dentro, è terribile. Hai paura di perdere quella rete di influenze che rappresenta l’Opus Dei, perché anche se tu sei una persona che ha un livello socioeconomico alto, hai relazionato solo con persone legate all’opus Dei quindi lasciarli significa perderli e questo può avere conseguenze economiche, emotive e di ogni genere. Anche con i tuoi familiari. Uscire è molto molto difficile.

D: Un’ultima domanda Monica: alla luce della tua ricerca, in retrospettiva, cosa è per te l’Opus Dei?

R: Penso che sia un’istituzione che ha al suo interno sicuramente molte brave persone di buona fede che credono di santificare dio perché lo fanno con il loro lavoro. Penso che sia un’organizzazione che è stata vittima di una convinzione, attraverso i documenti interni di Josemaria Escriva e il lavoro che altri prelati hanno svolto, intrappolandosi in una sorta di organizzazione molto coercitiva che si è anche orientata alle élite socioeconomiche e politiche di molti dei paesi in cui è radicata e che, poiché Escriva è proclamato santo, ha moltissima difficoltà ad autocorreggersi.

Perché quando hai un santo come fondatore, dire che il fondatore sbagliava quando diceva qualcosa, potrei farti mille esempi, è molto difficile. Quando è il santo che ha lasciato scritto certe cose e quando siete tutto il tempo a ricordare ciò che diceva il santo, rispetto a qualunque cosa, come si può risolvere questo problema?

Quindi è una struttura, a partire da oggi, governata con un canale molto strettamente legato al potere politico ed economico e sociale degli ambienti in cui si muove, che ha oggi molta meno forza di 10 o 20 anni fa, ma ancora oggi ci sono molte persone di buona fede che sono dentro e pensano che potrà cambiare il modo in cui funziona l’Opus Dei, quando in realtà la riluttanza che abbiamo visto in questi ultimi anni per presentare nuovi statuti al Vaticano, è la prova che il cambiamento non è qualcosa che fanno volentieri ma lo faranno spinti dal Vaticano.

Questo non è sano, perché significa che la convinzione non è il cambiamento e adattamento, la convinzione non è ciò che muove la riforma, ma solo costretti lo faranno.

Le loro convinzioni sono più vicine a ciò che hanno fatto per tutta la vita che a ciò che dovresti fare in futuro.

D: Quanta potenza festeggia in spagna attualmente l’Opus Dei?

R: Penso non molta. Anche se hanno molta influenza con il mondo che collabora con l’opera, che non sa molte delle cose che accadono e che chiudono gli occhi perché non vogliono vedere, perché sono persone che non hanno avuto nelle famiglie persone numerarie, non l’hanno sperimentato direttamente. Ma sono andati nelle scuole dell’opera, i loro amici sono dell’opera. Proteggono l’Opus Dei perché è l’ambiente in cui sono cresciuti, sono andati all’università, ecc.ecc., che è quell’ampia bolla dell’ambiente che beneficia della protezione dell’opera. Non si riduce ai 90.000 membri che l’Opus Dei afferma di avere, è molto più ampia perché le comunità attraverso le scuole, le università, ecc. proteggono la reputazione dell’opera e non hanno vissuto la violazione dei diritti che hanno vissuto quel 30% dell’Opus Dei che sono numerari, numerarie, aggregati e ausiliarie, e i sacerdoti naturalmente perché questo è capitolo a parte.

Queste persone possono essere identificate nelle cupole delle banche in spagna e nel resto del mondo, possono essere localizzati, come avviene in Perù, in un municipio della capitale, possono essere situati in una struttura accademica, possono avere molta influenza attraverso un partito politico più incline alla destra che alla sinistra. Quindi attenti, perché una cosa è che il numero sia basso e altra cosa è che l’impatto sia forte. C’è gente che confonde la matematica con l’effetto dei partecipanti che detengono l’interesse economico in tutto il mondo dell’Opus Dei.

Una costante di ogni libro scritto sull’opera appare sempre il forte interesse verso il potere. Però a me interessa di più che cosa accade con le persone, quanto ci si prende cura di loro, quanto è protetta la lor salute mentale Perché ci sono molte organizzazioni di lobbing, istituzioni e paesi che cercano di avere potere. L’Opus dei non è la prima che cerca di affermarsi nel potere. Ci sono sempre i lupi, ovunque.

Quel che è grave è che centinaia di persone stanno vivendo situazioni di abuso spirituale che causano situazioni di salute mentale gravissime, e che non facciamo niente. Penso che questo sia il MINUTO EROICO, una finestra in quel senso.

Credo che dobbiamo ascoltare molto, una cosa positiva che ha generato il minuto eroico è che molte persone che non avevano osato parlare della loro esperienza sono riuscite a parlare. E’ nostro dovere ascoltare, chiunque voglia contattarci.

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